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Svelato l’ossimoro che blocca la ricerca sulle osteonecrosi


Svelato l’ossimoro che blocca la ricerca sulle osteonecrosi
29/04/2013, 17:16

Si svolgerà, da giovedì2 asabato 4 maggio, sul lungomare di Napoli, presso il Centro Congressi Federico II, il 106° Congresso Sotimi 2013, sotto la guida scientifica del professore Francesco Sadile, primario dell’AOU “Federico II” e direttore della Scuola di Specializzazione di Ortopedia e Traumatologia dell’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Il congresso ruoterà attorno a due temi principali: le osteonecrosi, delineando lo stato dell’arte delle cure e ipotizzandone gli scenari futuri, e i trattamenti biologici e protesici in ortopedia.

«Il primo tema nasce dalla necessità di una messa a punto maggiormente aderente alle tecnologie di diagnosi corrente, come la risonanza magnetica nucleare, e al valore delle nuove tecnologie biomediche di trattamento, come le onde d’urto, i fattori di crescita e le cellule staminali adulte – spiega il prof. Sadile –. Il secondo invece, collegato strettamente al primo, cerca di fare il punto su tutte le esperienze maturate negli ultimi 10-15 anni in tema di pre-artrosi e artrosi di anca secondaria ad evoluzioni, a volte non ben spiegate, di osteonecrosi, apparentemente benigne, della testa del femore».

L’obiettivo è quello di fare luce su una patologia forse ancora non conosciuta in tutte le sue implicazioni: «C’è un’urgenza di chiarezza su questa patologia, nella quale spesso viene confuso il concetto di necrosi con quello di alterata rivascolarizzazione» afferma il presidente del congresso della Società di Ortopedia e Traumatologia dell’Italia Meridionale ed Insulare, anticipando poi che verrà forse sciolto la contraddizione dei termini che blocca la ricerca in questo campo. La necrosi dell’osso è da considerare, a suo dire, alla stregua di un ossimoro scientifico. Esso nascerebbe da un’antica errata strategia terapeutica ortopedica, che anziché studiare le cause ne studia gli effetti, costituiti appunto dalla necrosi. In Italia, ogni anno, si calcola un numero di impianti protesici, secondari a necrosi della testa del femore, di circa 10.000 cioè il 25% del totale: cifra enorme sul piano sociale ed economico, trattandosi spesso di soggetti di età media di 40. “Credo che la battaglia contro la cosiddetta necrosi dell’osso, si possa vincere – chiosa Sadile – a patto che i centri specializzati, per tali tipi di ricerca, finalizzati per obiettivi precisi, vengano sostenuti e supportati in modo congruo”. In conclusione – a suo parere – per ridurre appunto di ¼ la spesa pubblica delle protesi di anca occorrenti per tali esiti patologici, basterebbe non tanto di pensare di richiamare cervelli dall’estero, quanto di utilizzare risorse umane già presenti sul territorio e che hanno deciso da tempo di non lasciare Napoli, come alla maniera di Eduardo.

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di Redazione
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