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La sentenza su istanza del "Movimento Difesa del Cittadino"

Tar: sì a rifiuto cure anche se in stato vegetativo


Tar: sì a rifiuto cure anche se in stato vegetativo
17/09/2009, 21:09

Nel caso di un paziente in stato vegetativo permanente, che quindi non è in grado di esprimere la propria volontà sulle cure che gli vengono somministrate, si possono interrompere i trattamenti se è possibile ricostruire la volontà. Lo sostiene una sentenza del Tar Lazio depositata oggi, su istanza proposta dal “Movimento Difesa del Cittadino”.
Riferendosi all’articolo 13 della Costituzione, ch tutela la libertà personale, i giudici amministrativi di primo grado hanno puntualizzato che il paziente “vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi”.
"I pazienti in stato vegetativo permanente... che non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti", recita il pronunciamento.
L’associazione aveva contestato il provvedimento firmato da Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, che impediva alle strutture del servizio sanitario nazionale l’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata nei casi in cui il paziente fosse in stato vegetativo permanente e quindi non potesse in prima persona comunicare le proprie volontà. Il Tar del Lazio, esaminando il ricorso, ha riconosciuto il proprio difetto di giurisdizione ed ha deciso di non pronunciarsi nel merito della vicenda.
"Se corrisponde al vero quanto contenuto in una nota che fa riferimento a una sentenza del Tar del Lazio sul caso di Eluana Englaro, questo rende di fatto ancora più urgente l'approvazione della "norma Englaro" relativa all'inalienabile diritto all'alimentazione e all'idratazione per offrire una certezza normativa coerente con l'articolo 2 della Carta costituzionale e con il riconoscimento del valore della vita che è presente nella tradizione largamente condivisa del nostro popolo", ha replicato il ministro in una nota.

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di Nico Falco
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