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Gli operai protestano: temono di perdere il posto di lavoro

Taranto, caos Ilva: acciaieria sotto sequestro e 8 arresti domiciliari

Clini: “L’azienda non chiuderà”. Arresti tra i vertici

Taranto, caos Ilva: acciaieria sotto sequestro e 8 arresti domiciliari
26/07/2012, 17:35

TARANTO – È alta la tensione nella città di Taranto, dove la magistratura ha ordinato il sequestro di diversi reparti dell’acciaieria Ilva, una delle aziende più in vista dell’economia pugliese, e ha disposto gli arresti domiciliari per otto dirigenti ed ex dirigenti della struttura. Il tutto rientra nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, avviata e coordinata dalla procura tarantina proprio a carico dei vertici dell’Ilva: ad essere finiti sotto i sigilli sono i settori  parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi.

Per quanto riguarda gli arresti, questi vanno a colpire il patron Emilio Riva, presidente dell’Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio Nicola Riva, che gli è succeduto nella carica e si è dimesso un paio di settimane fa, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell’area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio, il responsabile dell’area agglomerato, Angelo Cavallo. La misura cautelare, però riguarderebbe anche altri tre dirigenti, dei quali però non si conosce ancora il nome.

Da sempre l’Ilva di Taranto rappresenta una delle aziende più famose dell’economia pugliese, allo stesso modo in cui è sempre stata al centro di accese e controverse polemiche: da un lato, infatti, la ditta ha sempre contribuito in termini di lavoro e di crescita sul territorio, offrendo un posto di lavoro a tanti operai; dall’altro, però, ha sempre suscitato preoccupazioni in termini di disastro ambientale ed inquinamento, per le sue emissioni nell’aria di agenti inquinanti correlate all’insorgenza di malattie.


LA PREOCCUPAZIONE DEGLI OPERAI IN PROTESTA

Non appena appresa la notizia, il nervosismo tra gli operai e i dipendenti ha raggiunto livelli molto alti. La loro preoccupazione riguarda ovviamente il futuro del proprio lavoro: questi, infatti, sono usciti dallo stabilimento e hanno dato vita a una manifestazione sulle statali Appia e 106. Poi in corteo hanno raggiunto il centro della città, dove hanno dato vita a un presidio. “Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza”, ha fatto sapere il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha anche detto che “l’intenzione del governo è di sostenere la continuazione delle attività produttive nel sito industriale”. “L’iniziativa della magistratura incide sulla vita di 15mila persone”, ha aggiunto Clini, assicurando che il governo “vigilerà sul fatto che l’azienda continui a stare a Taranto anche per potare avanti il programma di risanamento ambientale”. Secondo il ministro, infatti, nonostante i provvedimenti giudiziari, “non è detto che l’impianto venga chiuso”.

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di Redazione
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