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L'intervento di ieri sera non è servito

Teramo: morta la bambina lasciata chiusa 5 ore in auto


Teramo: morta la bambina lasciata chiusa 5 ore in auto
22/05/2011, 06:05

TERAMO - Non ce l'ha fatta la bambina di 22 mesi lasciata chiusa in macchina e bloccata sul seggiolino per 5 ore sotto il sole dal padre a Teramo. Le funzioni vitali della piccola Elena erano ormai inesistenti e quindi alle 11,30 è stato dato ordine di staccare le macchine che la tenevano in vita. Poco dopo le 15 la piccola è morta, e i genitori hanno autorizzato l'espianto degli organi. Ma verrà prelevato solo il cuore della bambina.
Ieri sera era stato tentato un intervento chirurgico in extremis, per ridurre la pressione all'interno del cranio; ma anche questo tentativo disperato non era servito.
Ora resta solo il dolore, che circonda la madre, incinta all'ottavo mese, e il padre, e i nonni della piccola. Un dolore che fa muro contro le intrusioni dei cronisti, che in questo caso a volte sono più dannose che altro.

Ore 18.15

Si è venuto a sapere che la bambina è ancora viva. La notizia della morte era stata provocata da un errore di interpretazione delle dichiarazioni del medico, che aveva parlato di un "tracciato dell'encefalogramma confuso, ma non ancora piatto". In ogni caso, dal momento in cui l'elettroencefalogramma fosse piatto, devono passare 6 ore e la riunione dell'apposita commissione bioetica per decretare la morte cerebrale.

Aggiornamento del 22 maggio, ore 6.30

Purtroppo alla fine non ce l'ha fatta la bambina. Dopo 6 canoniche 6 ore di osservazione, è stata decretata la morte della bambina, le cui funzioni cerebrali si erano interrotte alle 17 del sabato sera.
La madre della bambina ha rilasciato anche una intervista a Sky TG, nella quale ha detto che non dà alcuna colpa al marito, che lei lo ama anche se ha sbagliato. E ha aggiunto: "Si preoccupava di me, della mia gravidanza e della piccola Elena. Tutto doveva essere perfetto e io non mi dovevo preoccupare. Lui doveva accompagnare Elena all'asilo e io rimanere a casa a riposare. E intorno a tutto questo c'era da pensare al lavoro, alle responsabilità, alla casa appena costruita..."

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di Antonio Rispoli
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