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Terra dei fuochi, l'allarme tra realtà e leggenda -video


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Terra dei fuochi, l'allarme tra realtà e leggenda -video
12/03/2014, 10:45

Il provvedimento con cui il Governo ha individuato 51 aree no-limits all'interno della Terra dei fuochi, nelle quali sarà vietata la coltivazione e la vendita di prodotti ortofrutticoli, è fondato su risultati e analisi dell'Asl e dell'Arpac.

Si tratta del primo atto ufficiale con cui l'Esecutivo nazionale riconosce i rischi per la salute e l'ambiente di quella porzione di territorio, a ridosso delle province di Napoli e Caserta, funestata dai fumi tossici e soprattutto dagli sversamenti incontrollati di rifiuti industriali.

Ne hanno parlato soprattutto i collaboratori di giustizia. Uno scempio che ha riempito pagine e pagine di verbali di interrogatorio e che continua ad auto-alimentarsi.

Ma qual è davvero lo stato delle cose dal punto di vista giudiziario?

Per ora, tranne le inchieste per disastro ambientale che riguardano la ex Resit e la discarica Schiavi di Giugliano, il risultato è sostanzialmente deludente. E non perché siano mancati impegno e tempo a disposizione della magistratura e delle forze di polizia. Ma perché le indicazioni fornite dai collaboratori di giustizia, quasi tutti provenienti dai ranghi del clan dei Casalesi, si sono rivelate contraddittorie, inconcludenti, confuse e sommarie.

Insomma, a partire da Carmine Schiavone – il primo a farne cenno nei suoi interrogatori coi pm antimafia – per passare a Gaetano Vassallo fino agli ultimi esponenti della camorra casertana che hanno iniziato a riferire dei traffici di immondizia, nessuno è riuscito a far trovare la pistola fumante. La prova regina. Quella cioè che consentirebbe davvero di riscrivere la storia degli ultimi trent'anni in Campania. Certo, i ritrovamenti ci sono stati: fusti, sostanze tossiche, fanghi sospetti. Ma nulla in confronto agli scenari che emergono dai verbali. Dove s'incontrano scorie radioattive e veleni nucleari, addirittura.

Anche le attività di ispzione nei laghetti di Castelvolturno hanno portato a scoprire poco o nulla: eppure lì, nel profondo delle acque, avrebbero dovuto trovarsi le cassette coi “fanghi termonucleari” raccontati in particolare da Schiavone.

Che cosa sta succedendo, allora? Che il filone della Terra dei fuochi sta diventando la nuova miniera d'oro dei pentiti ai quali basta soltanto ripetere ciò che i giornali e le voci della strada vanno diffondendo da mesi: che la provincia di Caserta e quella di Napoli sono condannate a morte perché, nel sottosuolo, sta maturando la pestilenza del Duemila.

Se non si farà prima chiarezza con gli strumenti investigativi, che sono poi quelli che offrono più di altri una chiave veritiera dei fatti, allora la leggenda delle campagne dove non cresce più nemmeno un filo d'erba continuerà a creare danni (anche e soprattutto) all'economia locale e a alimentare il circus dei professionisti dell'antimafia.

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di Redazione
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