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Anche il presidente della Camera contro le infiltrazioni

Terremoto, l'appello di Fini contro le mafie. Spunta la tassa per i ricchi


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Terremoto, l'appello di Fini contro le mafie. Spunta la tassa per i ricchi
15/04/2009, 21:04

Ricostruzione per molti significa appalti, camionate di cemento, progetti da approvare, soldi a valanghe per gli imprenditori edili. E per molti altri è una ghiotta occasione per mettere le mani su un giro di denaro di proporzioni immani, a qualunque costo. Infiltrarsi nel business della ricostruzione, per le mafie, significa agguantare una consistente fetta di torta, accaparrarsi guadagni apparentemente leciti, estendere i confini di imperi già consolidati. Per questo diversi esponenti della politica nazionale hanno nei giorni scorsi lanciato gli appelli, affinchè tutte le operazioni vengano costantemente monitorate e si impedisca che una tragedia nazionale diventi la fortuna (illecita) di pochi.

Nella giornata in cui il premier Silvio Berlusconi annuncia una seduta del Consiglio dei ministri a L’Aquila, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha lanciato il suo personale appello contro le infiltrazioni mafiose che potrebbero verificarsi durante la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto.

“Credo che in qualsiasi parte d’Italia, e per certi aspetti d’Europa e del mondo, - ha detto Fini, - dove ci sono enormi investimenti c’è il rischio di infiltrazioni mafiose o malavitose. E’ doveroso vigilare e non ho dubbi che le istituzioni saranno all’altezza”.

Nei giorni scorsi Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, aveva proposto la creazione di una ‘white list’ delle imprese che si oppongono alle infiltrazioni criminali, idea ritenuta dal presidente della Camera degna di attenzione. Un problema, riguardo le white list, potrebbe però nascere per via delle normative vigenti, spesso in contrasto: è infatti noto che le ditte, anche quelle edili, nell’accaparrarsi un appalto in sostituzione di una concorrente sono obbligate al cosiddetto passaggio di cantiere, ovvero ad assumere i dipendenti che precedentemente erano al lavoro con l’altra ditta. Nessun controllo è permesso sugli operai prima delle assunzioni. In questo modo, come denunciato più volte dall’imprenditore napoletano Luigi Quaranta, ci si può trovare con dei malavitosi alle proprie dipendenze, con l’unico risultato di vedersi strappare davanti agli occhi il certificato antimafia e di essere quindi esclusi da tutte le gare d’appalto.

Fini ha inoltre difeso la scelta di tenere un Consiglio dei ministri in Abruzzo la prossima settimana, spiegando che “E’ un’iniziativa di significato simbolico per dimostrare alle popolazioni che nonostante sia finita l’emergenza non cessa l’attenzione”.

Per l’opposizione, invece, si tratta della solita passerella politica. Il segretario del Pd, Dario Franceschini, oltre alle critiche per la scelta del luogo dove tenere il Consiglio, ha annunciato l’impegno di andare in Abruzzo a controllare “anche quando i riflettori si spegneranno”.

Sul versante degli aiuti economici, potrebbe essere accolta la proposta dell’opposizione per reperire i fondi, ovvero un contributo obbligatorio per i cosiddetti “super-ricchi”. La maggiorazione potrebbe scattare per chi supera la soglia dei 130.000 – 140.000 euro di reddito annuo. Ancora non è chiaro, ammesso che la proposta venga accettata, se si tratterà di un’addizionale Irpef e se il provvedimento sarà permanente o una tantum.

La proposta lanciata da Giulio Tremonti, di utilizzare il cinque per mille a favore delle popolazioni colpite dal sisma, non smette di creare polemiche. Il ministro dell’Economia, ai microfoni del Tg5, ha spiegato: “La destinazione del 5 per mille anche ai terremotati sarà un fatto soprattutto simbolico. Non è questo lo strumento per aiutare e per ricostruire”. “Lo spirito del 5 per mille, - aggiunge, - è che tu destini un pezzo della tua imposta a una causa che ti sembra buona e giusta. A noi è sembrato che il terremoto dell’Aquila fosse una causale giusta. La maggioranza degli italiani questo vuole. E’ venuta fuori un po’ di polemica, è sembrato che fosse un modo per togliere al volontariato: no, non si toglie nulla al volontariato, sennò il 5 per mille non l’avrei pensato tanti anni fa. Si dà in più, una causale in più e soldi in più. Non soldi in meno al volontariato, ma soldi in più per il terremoto”. In parole povere, il denaro del 5 per mille non verrebbe strappato alle associazioni di volontariato, ma sarebbe inserita un’altra causale oltre a quelle già esistenti ed il cittadino potrebbe decidere a chi destinarlo. Se si confermassero le previsioni del sondaggio Sky, si potrebbe tranquillamente dire che quasi tutto andrebbe all’Abruzzo. Per scelta degli italiani.

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di Nico Falco
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