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I sindaci non firmano, Bertolaso va avanti: è guerra

Terzigno, quarta notte con le barricate: "Abbiamo paura"


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Terzigno, quarta notte con le barricate: 'Abbiamo paura'
24/10/2010, 18:10

TERZIGNO - Davanti alla pizzeria ad una manciata di metri dalla rotonda Panoramica la gente s’affolla per acquistare la cena del sabato sera. L’orologio segna le dieci. Il chiacchiericcio pervade le due salette ben arredate, i contenitori della spazzatura sono strapieni ma ordinati. “Qui noi facciamo la differenziata” ci tiene a ricordare la cameriera. Tutto normale. Sembra una serata come tante, ma fuori dal piccolo locale ci sono le auto bruciate la notte prima ed i tappeti di pietre e petardi inesplosi che colorano l’asfalto. Un reporter commenta con una coppia le notti di guerriglia, le decisioni dei Palazzi del potere, la paura che tiene sotto scacco un’intera comunità. “A volte temiamo noi stessi, la nostra gente… La mattina troviamo il giardinetto di casa annerito dalle fiamme delle molotov, gli involucri dei lacrimogeni sul balconcino. Siamo persone tranquille, fino ad un paio di mesi fa lo eravamo tutti qui. Poi lo Stato ha voluto dichiararci guerra”.
Benvenuti a Terzigno, “comune d’Europa” come ricorda il cartellone stradale piegato a metà: appena quattro giorni fa in questo fazzoletto di terra ai piedi del vulcano è scoppiata la nuova Intifada contro le discariche. Il clima surreale che si respira è il succo di un pomeriggio di incontri frenetici tra Guido Bertolaso e i sindaci dei comuni in rivolta. Cava Vitiello non aprirà, almeno per ora. E la domanda che si fanno in molti è sempre la stessa: cosa accadrà? “La guerra non finirà – spiega un uomo sulla mezza età – devono prima assicurarci che non ci saranno più discariche. Noi abbiamo già dato”.
Intorno alla mezzanotte la rotonda Panoramica torna ad essere il punto nevralgico della protesta anti-discarica. Ci sono uomini e donne che si scaldano vicino ad un fuoco improvvisato con cassette di frutta e rami secchi. C’è chi suona le tammurriate popolari che rimembrano le lotte tra i briganti e gli invasori piemontesi. Ci sono anche decine e decine di giovani coi volti coperti da sciarpe e passamontagna, la falange pronta a scontrarsi con gli uomini dello Stato.
Sono loro che fomentano la tensione in questa rivolta. Una rivolta assai diversa da quella di appena tre anni fa a Pianura, periferia nordoccidentale di Napoli, per la riapertura della cava di contrada Pisani: a fronteggiarsi dopo la mezzanotte per le strade al confine tra Boscoreale e Terzigno non ci sono le frange estreme del tifo violento, né personaggi pilotati da uomini vicini alle istituzioni. “Qui nemmeno la camorra c’entra – continua l’uomo sulla mezza età – questi guagliuni li abbiamo addestrati noi. Non possiamo caricare la polizia, e allora sono loro a prendere il nostro posto”. Come gli hezbollah in lotta per difendere le loro terre, anche qui a Terzigno i giovani combattono con armi rudimentali quello che rappresenta lo Stato. “Una lotta sacrosanta – spiega Salvatore – ci promisero che entro il marzo del 2011 avrebbero chiuso cava Sari, riaperta circa due anni fa, ed ora vogliono aprire anche cava Vitiello. Eppure meno di un mese fa Berlusconi ci assicurò che mai e poi mai avrebbero deturpato quest’area in pieno Parco Nazionale. Questa area presto diventerà un Gran Canyon pieno di monnezza. Gli odori del mosto e dei ginepri che tempo fa sentivamo provenire dalle nostre campagne sono solo un ricordo. Ora dobbiamo turarci il naso perché l’aria puzza di spazzatura”. Le luci per le strade di Terzigno sono spente. Le centraline elettriche sono state fatte saltare dalle ombre che si aggirano nei vicoli dei due paesi. Il sindaco di Boscoreale, Langella, poco prima dell’una invita tutti i cittadini ad ascoltarlo: legge alla folla i punti del piano che Bertolaso ha presentato ai primi cittadini mentre i primi gruppi di violenti si ammassano davanti al cordone delle forze dell’ordine. Il documento prevede la sospensione dello sversamento dei rifiuti in cava Sari per tre giorni per consentire di rimettere in sicurezza l’invaso col nuovo terreno; i prelievi tecnici di natura sanitaria per analizzare i campioni prelevati dalle cave in cui finora è stata sversata la spazzatura; la rivisitazione dell’intero piano provinciale per la raccolta e lo sversamento dei rifiuti e la rideterminazione degli ambiti territoriali; un tavolo tecnico per monitorare costantemente la situazione nei comuni di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase. Infine l’ultimo punto, che sortirà l’effetto di un fiammifero acceso in una santabarbara: la sospensione immediata di tutte le forme di protesta. “Venduto, sei un venduto” grida la folla nei confronti di Langella. E il primo cittadino, impaurito, spiega che quel documento non l’ha ancora firmato. “La gente mi chiede di non farlo, e allora non lo firmerò” dice con affanno al cronista. Ma quelle parole ormai hanno dato il via ad una spirale di violenza che trascinerà Terzigno in una nuova notte di guerriglia urbana.
Tre ore di battaglia che difficilmente la gente dimenticherà. Le vie a ridosso della rotonda Panoramica si tramutano in una Beirut illuminata a giorno dai fuochi artificiali che vengono indirizzati contro le forze dell’ordine. I lacrimogeni sparati dalle retrovie sembrano non poter arginare una rabbia atavica che si rinnova, ricordando il disprezzo che in alcuni punti della Campania la gente nutre nei confronti delle istituzioni. Bombe molotov, razzi, pietre. Fino alle quattro del mattino per le strade sarà il coprifuoco. Lo zoccolo duro della rivolta crea barricate con auto incendiate e cassonetti, gli uomini in divisa si limitano a contenerli: il loro compito è evitare che la rotonda Panoramica venga occupata dai manifestanti.
Sei feriti tra le forze dell’ordine, due teppisti arrestati, l’auto di un giornalista data alle fiamme: è il bilancio drammatico della quarta notte di Intifada. Cifre che si sommano a quelle dei giorni scorsi, portando ormai a 25 il numero dei feriti in quella che col passare del tempo diventa una vera e propria guerra.
Con le prime luci dell’alba della rivolta restano i fumi che avvolgono le strade ed i residui dell’armamentario dei violenti. Intorno alle nove Boscoreale cambia di nuovo faccia. L’aspetto bellicoso viene scacciato da quello più mansueto e rassicurante delle centinaia di persone che con le sommosse non ha nulla a che fare. Gente che è stanca di veder volare davanti alla finestra di casa bombe e lacrimogeni. Che ripudia la violenza. “Noi vogliamo solo vivere in pace e difendere i nostri diritti” ricorda una donna. Diritti che ai piedi del Vesuvio lo Stato ha calpestato, dando vigore alla sua antitesi.         

BERTOLASO: IL PIANO VA AVANTI - "Non arretriamo di un passo. Andremo avanti con l' accordo, rispettando i punti del decreto". Così il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una conferenza alla Prefettura di Napoli, all'indomani del no dei sindaci al documento stilato durante il vertice.
Il congelamento di Cava Vitiello (Terzigno) come sito per discarica avrà un tempo "lungo, non certo poche settimane": "noi avevamo proposto lo stop fino al dicembre 2011, ma per i sindaci era troppo poco e quindi abbiamo scritto sul documento: sospensione 'a tempo indeterminato'". Ha detto Bertolaso."Napoli sarà pulita entro 3-4 giorni". Lo ha affermato il responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso nella conferenza stampa tenuta in prefettura insieme al presidente della giunta regionale campana Stefano Caldoro. In città è partita da questa notte una raccolta straordinaria.

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di Davide Gambardella
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