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Terzo settore, non di solo business vive il paese


Terzo settore, non di solo business vive il paese
30/01/2012, 15:01

Il presidente del Forum, Francesco Belletti, interviene sull’annuncio fatto dal ministro Fornero di chiudere l’Agenzia per il Terzo settore. «Una decisione che colpisce anche, per il valore simbolico, oltre che per la sostanza. All’Agenzia già il governo Berlusconi aveva radicalmente ridotti i fondi, e questo evidenzia una continuità tra i due governi che ci lascia fortemente insoddisfatti. Il segnale è questo: per far ripartire questo Paese bisogna far ripartire gli affari, la finanza, le grandi opere; se riparte il business, riparte l’Italia.
«Noi siamo invece convinti che la fiducia, la coesione sociale, la capacità di progetto del popolo italiano sia stata custodita soprattutto dalle famiglie e dalle reti sociali di volontariato e di terzo settore, che sono state capaci di riorganizzare i propri legami solidaristici a servizio del bene comune.
«L’intero sistema del terzo settore, con poche modifiche legislative di basso costo, sarebbe in grado di innescare uno sviluppo dell’occupazione, fino a mezzo milione di muovi posti di lavoro, secondo le credibili stime del Presidente dell’Agenzia, Zamagni. E invece di rafforzare l’Agenzia per il Terzo Settore, si istituiscono altre agenzie, dichiarando di fatto che non si crede al valore economico dell’impresa sociale.
«Per le stesse ragioni facciamo nostro l’appello lanciato dai volontari del servizio civile dell’associazione Papa Giovanni XXIII che lamentano il calo dei giovani avviati a questo servizio (56mila nel 2006 e oggi solo 19.000) dovuto alla carenza di fondi ed alla confusione sui tempi di avvio che accentua la precarietà, il disagio e la rassegnazione in giovani che “vivono il paradosso di dover protestare per esercitare non solo un diritto ma anche un dovere di cittadinanza attiva”.
«Il servizio civile, concludono i volontari, e noi, con loro, “necessita, dopo essere stato sbloccato, di essere rifinanziato e riformato”!
«Occorre finalmente un punto di vista nuovo sul modello di sviluppo del nostro Paese, che rimetta al centro dell’attenzione gli attori sociali ed economici di base;
occorre ripartire dalle famiglie e dal protagonismo dei cittadini, che sono ancora capaci di grande generosità e gratuità: peccato che questi valori non siano conteggiati nel Pil, mentre sono quelli che “tengono insieme” l’Italia.


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di Redazione
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