Cronaca / Nera

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Il consigliere coinvolto in una indagine su rifiuti e clan

Tommasino forse ucciso per evitare che facesse 'rivelazioni imbarazzanti'


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Tommasino forse ucciso per evitare che facesse 'rivelazioni imbarazzanti'
04/02/2009, 18:02

Ruolo politico da parte, il mandante si trova indagando sui clan e gli appalti. E’ il parere del pm Woodcock per quanto riguarda l’omicidio, avvenuto poco dopo le 15.30 di ieri, di Gino Tommasino, il consigliere comunale di Castellammare di Stabia trucidato a colpi di pistola davanti al figlio tredicenne a pochi passi dal Tribunale. Secondo gli inquirenti della Dda la malavita organizzata potrebbe aver temuto che Tommasino, chiamato a rendere dichiarazioni in una inchiesta su rifiuti, appalti e camorra, potesse fare rivelazioni sul conto della malavita organizzata in grado di mandare all’aria affari da milioni di euro. Per esaminare questo ed altri scenari i magistrati che coordinano le indagini (il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e i pm della Dda Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa) si sono incontrati stasera con il pm di Potenza Henry John Woodcock nella sede della procura al Centro Direzionale. Il magistrato, che nei prossimi mesi si trasferirà a Napoli, ha trasmesso di recente ai colleghi della magistratura partenopea una informativa riguardante un'indagine su alcune ditte legate a clan camorristici e su un giro di tangenti per appalti relativi allo stoccaggio dei rifiuti. Una indagine dalla quale sarebbero emersi, ancora non si sa a che titolo, diversi nomi di persone di Castellammare, tra cui anche quello di Tommasino.

L’agguato
Tra le ipotesi formulate dai magistrati della Dda di Napoli, quindi, quella secondo cui i sicari avrebbero colpito Tommasino perché consapevoli che di lì a poco sarebbe stato ascoltato, e di conseguenza per evitare che potesse fornire informazioni che avrebbero danneggiato un giro di appalti e tangenti molto remunerativo per la camorra locale. Ma l’agguato, spiegano i magistrati, ha un doppia valenza. Il modus operandi utilizzato, di chiaro stampo camorrista, avrebbe infatti anche un forte significato intimidatorio. I killer hanno colpito senza preoccuparsi di testimoni, senza preoccuparsi del fatto che nella Musa del consigliere ci fosse anche il figlio tredicenne della vittima, ed hanno sparato in una strada centrale, davanti ad un negozio, a pochi passi dal Tribunale. “Tredici colpi, - spiega un inquirente, - tutti a bersaglio esplosi da una moto contro un'auto in movimento e' un'azione che solo un killer abilissimo e' in grado di realizzare. La scelta poi di agire in pieno giorno, mentre il consigliere era in compagnia del figlio, fa pensare a una intimidazione indirizzata nei confronti di chi intenda ostacolare il clan''. In serata, soprattutto per approfondire le questioni relative ad appalti, dovrebbe recarsi in procura il sindaco di Castellammare, Salvatore Vozza, per essere ascoltato in qualità di persona informata dei fatti.

Il legale della famiglia Tommasino, “Chi sa collabori”
“Un delitto atroce, di cui è vittima una persona per bene e una famiglia onesta immune da ogni ombra”. E’ quanto ha dichiarato l’avvocato Elio Palombi, legale della famiglia di Luigi Tommasino. “Sono sicuro, - ha aggiunto, - che la magistratura riuscirà ad individuare i responsabili di questa barbarie. Invitiamo chiunque abbia visto a parlare e a collaborare con gli inquirenti”.
 

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di Nico Falco
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