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Tafferugli all’esterno della caserma dei carabinieri

Torre del Greco: in manette affiliato al clan Falanga


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Torre del Greco: in manette affiliato al clan Falanga
17/04/2010, 13:04

TORRE DEL GRECO – Era tornato in libertà pochi giorni fa, ma ieri i carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Torre del Greco gli hanno stretto di nuovo le manette ai polsi per porto abusivo di arma da fuoco. Si tratta di Domenico Cascone, 38enne, ritenuto affiliato al clan Falanga, meglio conosciuto come Mimì, figlio del boss ucciso Zì Peppe. L’uomo era uscito dal carcere dopo un lungo periodo di detenzione per reati in materia di armi. Ieri è stato bloccato da una pattuglia dell’arma per un normale controllo: Cascone era uscito dalla sua abitazione in vico De Bottis e si trovava in auto con sua moglie. Nel corso dei controlli, uno dei militari si è accorto che il 38enne aveva una pistola infilata nella cintura dei pantaloni. Immediatamente i militari l'hanno immobilizzato, è seguita una colluttazione, la pistola è caduta per terra e la moglie di Cascone approfittando della situazione ha tentato di occultarla tra i vestiti. Sul posto si sono precipitati parenti e amici che hanno circondato i militari per consentire alla coppia di scappare. Un tentativo però fallito: i carabinieri hanno avuto la meglio e hanno portato in caserma Cascone e la moglie. Parenti e amici hanno seguito l’auto dei militari, si sono accalcati fuori dai cancelli e hanno iniziato a gridare e a lanciare oggetti nel tentativo di introdursi nel cortile. E’ scoppiato un vero e proprio tafferuglio durato diverse ore tra i carabinieri e la folla, circa una quarantina di persone.
Sono finiti in manette anche i due figli di Cascone (Giuseppe 23 anni e Giovanni 19 anni) e il cognato Antonio Condito 33 anni per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, mentre la moglie del pregiudicato è stata denunciata in stato di libertà per avere cercato di sottrarre l’arma. Dieci i feriti: quattro militari hanno riportato lievi lesioni, altri sei manifestanti hanno riportato contusioni varie. I feriti sono stati trasportati all’ospedale Maresca, al pronto soccorso sono dovuti intervenire altri militari supportati dai colleghi dell’Esercito per riportare la calma. La pistola, calibro 7,65, era pronta per l’uso con il colpo in canna e altri sei proiettili inseriti nel caricatore. Due le ipotesi secondo gli inquirenti: o l’arma sarebbe servita a Cascone per mettere a segno qualche atto altro illecito o l’uomo girava armato per difendersi da un eventuale agguato.

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di Antonella Losapio
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