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Tra Spazzatura e demogogia si consuma il futuro della Campania.


Tra Spazzatura e demogogia si consuma il futuro della Campania.
01/11/2010, 08:11

 

TRA SPAZZATURA E DEMAGOGIA SI CONSUMA IL FUTURO DELLA CAMPANIA

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.


 

Come al solito, le vicende che riguardano la nostra Regione, hanno il pregio di rappresentare una particolarità che nella sua esasperata manifestazione, anticipa un modello di comportamenti, che influiranno in maniera determinante nel definire i percorsi futuri sia della politica che della economia. La vicenda dello smaltimento dei rifiuti in Campania, è scandita da rivolte popolari vinte o perse dai cittadini della Provincia di Napoli. L’ambito territoriale del problema spazzatura non è regionale ma va ristretto alla dimensione provinciale, L’area metropolitana di Napoli, viene subito dopo Roma e Milano, ma è al primo posto per la densità della popolazione che vi abita, per i problemi che accumula senza riuscire a trovare soluzioni. Purtroppo , i problemi di Napoli e della sua area metropolitana coinvolgono l’intera Regione, che ne paga tutte le conseguenze, ricevendo in cambio solo scarsi benefici. Ma ormai, siamo ad un tale livello di degrado, che se non mettiamo serio rimedio, corriamo il rischio di sprofondare in un periodo buio, in cui mancherà sviluppo e democrazia. Cerchiamo di rimanere lucidi in questi anni di follia e fallimenti e per farlo, dobbiamo ricostruire un po’ di avvenimenti, che si perdono nella cronaca e in questo modo non diventano una storia da cui imparare. Tutto comincia con la lunga vertenza dei cittadini di Acerra che non volevano il termovalorizzatore e che hanno a lungo combattuto, perdendo contro quel mostro inefficiente, monumento ad una truffa della imprenditoria italiana a danno della nostra regione.

Il mancato funzionamento di quel bruciatore, l’esaurimento delle discariche della provincia: Villaricca e Tufino, l’ impossibilità di continuare ad ammassare balle di spazzatura “talquale” a Giugliano in località Taverna del Re, rese necessario l’apertura di una nuova discarica, visto che anche nelle altre discariche della Regione, come “Difesa Grande”, non era pensabile portare la spazzatura della Provincia napoletana. Poiché nell’area metropolitana di Napoli, nessuno aveva voluto veramente far partire la raccolta differenziata, il problema dello smaltimento assume una proporzione gigantesca, perché l’unica cosa che produce in quantità industriale questa area è la spazzatura. Qualcuno decise di aprire di nuovo la discarica di Pianura, dopo dieci anni dalla sua chiusura e dopo che erano stati attivati progetti ed erano arrivati finanziamenti della unione Europea per il suo risanamento. Era il 2007 e la rivolta si è trascinata tra violenze e disperazione per settimane, rendendo inutile il ruolo del Commissario nominato da Prodi: il Prefetto De Gennaro. Scoppiò una grave emergenza in cui si dimostrò l’incapacità delle Giunte di centro sinistra della Regione e della Provincia di risolvere il problema. Di fronte alla negligenza di Bassolino, Di Palma e Iervolino, arrivò a Napoli, insieme al suo fido braccio operativo Bertolaso, Silvio Berlusconi, ad interpretare la “fiction” dell’uomo della provvidenza, il salvatore della patria in pericolo di soffocare nella immondizia.

Il grande dispendio di energie e il coinvolgimento di Ministri e Sottosegretari, portò alla scontata soluzione di dare ragione alla piazza: Pianura non sarebbe stata aperta, mentre sarebbe stata aperta una nuova discarica a Chiaiano, ubicata nel perimetro cittadino, perché Napoli doveva smaltire la propria spazzatura nel suo territorio. Mentre l’intera area metropolitana doveva smaltire i suoi rifiuti in discarica a Terzigno nella Cava Sari. Tutto questo nel frattempo che si aspettava la messa a regime del famoso termovalorizzatore di Acerra, a cui andavano affiancati altri bruciatori per le province di Napoli e Salerno. L’azienda Bresciana A2A, vinse l’appalto per la gestione del bruciatore di Acerra, che viene inaugurato con grande sfoggio di televisioni e giornalisti, che assistono alla nascita del “Governo del Fare”. In questo modo il mediocre e poco amato da Cosentino: Stefano Caldoro vince le elezioni regionali, mentre l’ancor più modesto Cesaro vince le elezioni provinciali.

A nulla valsero la rivolta dei cittadini di Chiaiano e le proteste di quelli di Terzigno, le discariche furono aperte e sono ancora oggi in funzione. Infatti, al termine di una rivolta lunga e disperata, che in queste settimane ha coinvolto i cittadini vesuviani, il risultato è stato quello di ottenere la normale manutenzione della discarica in funzione, a Terzigno, di ritornare ad accumulare spazzatura a Giugliano e continuare a sversare a Chiaiano. L’unico elemento positivo in questa vicenda è la quasi certezza della non apertura di Cava Vitiello che come discarica rappresentava una soluzione vergognosa da attivare. In attesa che si metta a regime il più grande bruciatore di Europa, che ci costa oltre due milioni al mese di sola gestione, contiamo i danni di questa nuova emergenza: tra camion distrutti, scontri con la polizia, spese per l’emergenza, sono circa 20 milioni di euro che i cittadini della provincia di Napoli dovranno pagare per un problema non risolto. Se qualcuno vuole sapere che cosa è una politica demagogica, basta esaminare questa tragica vicenda. Purtroppo i danni di immagine per la nostra Regione sono enormi, ne risentono il turismo e le nostre produzioni agricole ed alimentari. Infine, il danno maggiore che questa nuova vicenda ci porterà è la distruzione del tessuto democratico della Provincia di Napoli. L’esempio politico che viene da questa vicenda è che in Campania nessuna amministrazione conta, nessuno può imporre decisioni democraticamente assunte, il dialogo sociale delle comunità non funziona più, tutto si svolge tra il leader massimo e le popolazioni direttamente interessate. La rivolta, sostenuta dai sindaci dei Comuni vesuviani, interessati solo a rappresentare le istanze dirette dei cittadini senza mai contraddirli, si è risolta solo nel momento in cui è arrivato Berlusconi ed in due riunioni ha assunto delle non decisioni che sono sembrate la soluzione di tuti i problemi. Nemmeno Bertolaso è servito a calmare la determinazione dei manifestanti che solo di fronte alla demagogia del premier si sono decisi ad accettare che la discarica che non era aperta, non sarebbe stata aperta. Il danno alla democrazia è stato veramente grande. Nessuna riunione di consiglio comunale, nessuna decisione in sede di Consiglio provinciale è stata assunta, il consiglio regionale si è tenuto alla fine della rivolta per prendere atto di quanto è avvenuto. In questa vicenda si è dimostrato che non contano nulla: i sindaci e gli assessori dei comuni vesuviani, il presidente della provincia di Napoli Cesaro ed il suo assessore all’ambiente di cui nessuno si ricorda il nome, il presidente della Regione Caldoro ed il suo assessore all’ambiente competente in materia. Non conta, nemmeno, Nicola Cosentino, coordinatore del PdL della Campania che ha riunito i parlamentari a Roma insieme ai presidenti di provincia e di Regione per decidere che la legge andava rispettata. Perché era diventata legge il decreto dell’emergenza e Bertolaso prima dell’estate aveva dichiarato chiusa la fase straordinaria. Nessun consigliere comunale è stato interessato, nessuna giunta ha deliberato, nessuna sede istituzionale è stata rispettata, nessuna assemblea elettiva si è espressa nel merito. Il meccanismo di questa rivolta è stato quello di elevare al massimo la violenza degli scontri, non accettare nessuna mediazione, non consentire nessun ruolo a nessuna delle istituzioni locali, fino a far diventare la vertenza locale un problema mediatico che ha smosso il premier dalle sue notti di bagordi per interessarsi delle popolazioni vesuviane. Siamo arrivati alla conclusione attuale in cui l’uomo della provvidenza, nella sua benevolenza ha capito il bisogno delle mamme vulcaniche e ha fatto provvedere. Siamo alla politica paternalista del buon re che dialoga con il suo popolo. La vecchia storia di un Sud sempre in rivolta, che non ottiene mai nulla e che non cresce mai. Il risultato di tutta questa vicenda sono le diecimila tonnellate che devono essere sversate a Giugliano che già comincia a ribellarsi, la spazzatura che continua ad essere depositata nelle strade della città ed una perdita di credibilità della politica, delle sue istituzioni locali, della sua vita democratica. Sotto la spazzatura sta morendo la possibilità di decidere degli enti locali del loro futuro, del loro sviluppo, della loro libera organizzazione. L’idea che questa destra ha dei poteri locali è quella che essi sono molto simili a dei condomini che devono essere tenuti da un amministratore unico che serve solo alla ordinaria amministrazione, il resto si svolge in piazza, nel rapporto diretto tra il leader massimo ed il suo popolo. Oltre al danno all’ambiente procurato da queste continue emergenze, ed inefficienze, oltre il danno che si sta creando nella coesione sociale dell’area metropolitana, oltre al danno apportato alla solidarietà sociale, si sta colpendo la democrazia dei consigli, il valore del dettato costituzionale che rendeva i cittadini liberi di decidere e di determinare il proprio futuro, il proprio sviluppo.


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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