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Arrestati i sei scafisti per l'orrore di domenica notte

Tragedia in mare: il giallo del mancato soccorso della Nato

La Farnesina vuole che l’Alleanza chiarisca tale ipotesi

Tragedia in mare: il giallo del mancato soccorso della Nato
05/08/2011, 09:08

PALERMO – “Eravamo circa trecento, ma molti di noi, soprattutto donne (circa un centinaio), non ce l’hanno fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in mare i loro corpi”: si delineano i contorni dell’ultima tragedia del mare e il racconto dei sopravvissuti conferma ancora una volta la drammaticità di episodi simili. Sono numeri che devono essere confermati, ma le testimonianze di chi, seppure sotto choc, ha avuto la fortuna di poter raccontare alle autorità quanto è accaduto in quei giorni trascorsi in un barcone in avaria, in balia delle onde del mare, sembrano dirla lunga.
Siamo dinanzi all’ennesima catastrofe dell’immigrazione, che arriva a distanza di pochi giorni dall’ultima, quella in cui a perdere la vita sono stati 25 migranti, perché rinchiusi nella stiva della barca. Catastrofe resa ancora più drammatica dal giallo che in queste ore sta coinvolgendo le forze dell’Alleanza Nato. La Nato, infatti, avrebbe negato il soccorso ai migranti in difficoltà. Secondo una prima ricostruzione, a 27 miglia dal barcone in avaria c’era una nave della Nato. La stessa sarebbe stata sollecitata dalle autorità italiane a intervenire per dare soccorso ai migranti. L’Alleanza però avrebbe risposto picche, rifiutandosi di intervenire e lasciando che la carretta del mare, divenuta poi “dell’orrore” (su cui si era senza acqua, senza cibo e in condizioni più che precarie da diversi giorni) continuasse il suo viaggio disperato. Un “no” quello della Nato che sta avendo conseguenze diplomatiche e su cui il Viminale vuole che sia fatta chiarezza. Solo dopo la richiesta di intervento alla nave Nato e in seguito al suo rifiuto sarebbero partite da Lampedusa le motovedette della Guardia Costiera, che però si trovavano a 90 miglia dal punto in cui era stato localizzato il barcone. Intervento da lodare, quello italiano, ma che comunque non è bastato ad evitare che si consumasse una nuova tragedia nelle acque. La Farnesina sta verificando con la Nato a Bruxelles la notizia del mancato soccorso da parte della nave dell’Alleanza atlantica e si spera che, qualora tutto dovesse essere confermato, i provvedimenti adottati siano di quelli giusti.

TORNANDO ALLA PRECEDENTE TRAGEDIA DEL MARE … ARRESTATI I SEI SCAFISTI
Con l’accusa di omicidio, lesioni e favoreggiamento per l’immigrazione clandestina, la Procura di Agrigento ha arrestato, con un provvedimento di fermo, i sei presunti scafisti del barcone approdato domenica notte a Lampedusa con a bordo anche 25 corpi di profughi morti asfissiati e picchiati nella stiva dell’imbarcazione. Per emettere il provvedimento nei confronti dei sei migranti, già indagati per gli stessi reati, i magistrati hanno dovuto attendere l’autorizzazione a procedere, firmata dal ministro della Giustizia, necessaria perché i reati sono stati commessi in acque internazionali. I sei scafisti, fino ad oggi guardati a vista al Centro d’accoglienza di Lampedusa, sono stati portati via alle 7.30 con l’aliscafo che da Lampedusa raggiungerà Porto Empedocle. Da qui verranno accompagnati al carcere di Agrigento. Secondo il racconto fatto da diversi testimoni, tra i 271 profughi a bordo dell’imbarcazione con i 25 cadaveri, i sei arrestati avrebbero condotto il barcone e alcuni di loro avrebbero picchiato, anche a colpi di bastone sul cranio, due profughi che avrebbero tentato di risalire dalla stiva, dove era finito l’ossigeno, sul ponte.

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di Antonio Formisano
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