Cronaca / Nera

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Emesse 17 ordinanze di custodia

Tratta di esseri umani dalla Libia, sgominata organizzazione


Tratta di esseri umani dalla Libia, sgominata organizzazione
12/03/2009, 18:03

Vendevano un sogno, per meno di quindicimila euro. Un nuovo Paese, una nuova nazionalità, un nuovo lavoro. Tutto organizzato, dall’arrivo Italia alla fuga dal centro di accoglienza, fino al lavoro in nero ed alle nozze fittizie. E con queste promesse avevano già adescato numerosi clandestini che, tra mille sacrifici, riuscivano a racimolare le somme necessarie per una vita. Ma il ‘sogno’ si è concluso con i carabinieri del Ros sezione anticrimine di Milano, che hanno scoperto e sgominato la tratta di esseri umani dalla Libia all’Italia.

La cellula centrale del sodalizio operava in Lombardia. In conclusione delle indagini il gip Nicola Clivio su richiesta del pm Nicola Piacente ha emesso 17 ordinanze di custodia cautelare, 10 delle quali già eseguite. Le altre sono in corso di esecuzione, tra Calabria e Campania. Gli arrestati sono nove egiziani ed un marocchino, ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e falsificazione di documenti. Tra i fermati c’è anche El Basatini Gamal, un 44enne egiziano già arrestato nel 2007 perché ritenuto coinvolto nel naufragio di Roccella Ionica, quando morirono 11 migranti.

L’operazione, denominata ‘Caronte’, era partita nel 2006 ed aveva come obiettivo primario il contrasto al terrorismo transnazionale, puntando poi l’attenzione verso il reclutamento di clandestini in Libia. Da allora e fino ai primi mesi del 2008, ha spiegato il colonnello Mario Parente, vicecomandante del reparto operativo speciale dei carabinieri, sono arrivate in Italia diverse centinaia di migranti: tutti adulti tra i 25 e i 40 anni, nordafricani.

Per raggiungere il Belpaese, i migranti dovevano pagare tra i 4mila e i 5mila euro soltanto per il viaggio, che poteva durare da 15 giorni a 2 mesi. Prima di partire, i migranti venivano segregati nella città di Zouara, in Libia, in rifugi provvisori dove venivano privati di documenti e denaro. Spesso i clandestini venivano abbandonati su imbarcazioni prive di carburante, lasciate alla deriva, con la sicurezza che le autorità italiane avrebbero provveduto a recuperare i barconi per salvare quelle vite.

Una volta arrivati in Italia, l’organizzazione era in grado di organizzare il trasferimento dal Sud al Nord e verso altri Paesi europei. Venivano fornite regolarizzazioni della loro posizione tramite matrimoni fittizi, che costavano altri 7mila euro (ed altri mille ancora per l’immediato divorzio), stratagemma per il quale due italiani sono indagati. Forniti anche documenti contraffatti ed un lavoro, ovviamente in nero, presso una cooperativa di pulizie operante nell’hinterland milanese, con la quale l’organizzazione era in contatto.
 

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di Nico Falco
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