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I magistrati accelerano. Cosa accadde in quegli anni?

Trattativa Mafia-Stato: l’ex ministro Scotti dinanzi ai pm

Fu titolare al dicastero dell’Interno fino al 28 giugno ‘92

Trattativa Mafia-Stato: l’ex ministro Scotti dinanzi ai pm
06/12/2011, 09:12

PALERMO – Seppure a distanza di diversi anni, i protagonisti della presunta trattativa mafia – Stato tornano a sfilare uno a uno dinanzi ai magistrati palermitani, il cui lavoro intende fare chiarezza su quello che accadde realmente negli anni in cui diversi giudici e cittadini trovarono la morte per mano mafiosa. In un via vai continuo, accelerato negli ultimi mesi, al Palazzo di Giustizia di Palermo è stata anche la volta dell’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti. L’ex capo del Viminale è stato interrogato in qualità di persona informata dei fatti, in quanto ministro dell’Interno fino al 28 giugno del 1992: quando, secondo i pm, la trattativa mafia – Stato raggiunse uno dei suoi momenti più importanti.
Non a caso la testimonianza di Scotti continua ad essere ritenuta fondamentale per ricostruire i contorni della prima fase della trattativa, la cui tappa nodale risalirebbe a fine giugno ’92, con la consegna del “papello” di Totò Riina ai carabinieri del Ros, guidati da Mario Mori. Si tratta appunto dell’elenco delle richieste che il boss Totò Riina fece allo Stato per far cessare la strategia del sangue. Scotti aveva diramato una circolare con la quale denunciava alla Prefetture il rischio di un piano di destabilizzazione stragista che sarebbe passato attraverso omicidi eccellenti: quello dell’ex ministro Calogero Mannino e quello dell’allora segretario del Psdi Carlo Vizzini. Un allarme fatto passare praticamente sotto silenzio e all’apparenza ridimensionato dallo stesso schieramento politico a cui Scotti apparteneva.
Sono diversi i buchi neri su cui i magistrati intendono fare chiarezza: tra questi l’improvvisa e immotivata ragione che spostò lo stesso ex ministro Scotti dal dicastero dell’Interno a quello degli Esteri, per essere sostituito in quello precedente da Nicola Mancino. Al termine dell’audizione, l’ex-ministro non ha voluto rilasciare dichiarazioni: “Lasciamo lavorare i magistrati in serenità” è stato il suo unico commento, ma resta evidente che le sue affermazioni abbiano apportato qualcosa in più al lavoro dei magistrati.

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di Antonio Formisano
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