Cronaca / Giudiziaria

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Legali di Mancino aveva chiesto trasferimento del processo

Trattativa Stato-mafia, processo resta a Palermo. No al trasferimento


Trattativa Stato-mafia, processo resta a Palermo. No al trasferimento
04/07/2013, 17:51

PALERMO – Alfredo Montalto, Presidente della Corte d’Assise di Palermo ha oggi reso noto di non aver accolto la domanda di trasferimento per il processo legato alla trattativa Stato-mafia presentata dal legale di Mancino. L’avvocato, infatti, aveva chiesto il trasferimento del dibattito al tribunale dei Ministri ma niente da fare: il processo si svolgerà a Palermo. Dopo la lettura dei capi di imputazione Montalto ha rinviato il processo al prossimo 26 settembre per le richieste di prova. Presenti in aula il Procuratore aggiunto Vittorio Teresi, i pm Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.
Tra i 10 imputati, c’è anche Nicola Mancino, ex ministro, accusato di falsa testimonianza e il generale Mario Mori, accusato di attentato a corpo politico dello Stato insieme con il colonnello Giuseppe Donno. Oltre all'ex senatore Marcello Dell'Utri.
"Si tratta di un reato ministeriale e va giudicato da un giudice specializzato. Una falsa testimonianza resa su fatti accaduti quando Mancino era al dicastero del Viminale rientra nella competenza del tribunale dei ministri". È quanto dichiarato dall’avvocato Massimo Krogh nella scorsa udienza, motivando così la sua richiesta di trasferimento del dibattito. Secondo i legali degli imputati, la corte d’Assise era incompetente nell’ambito di violenza a corpo politico dello Stato e di concorso in associazione mafiosa, contestati a vario titolo agli imputati ma il gup riuscì ad individuare nella corte il giudice competente in quanto tra gli imputati c'era il boss Bernardo Provenzano accusato dell’omicidio dell'eurodeputato Salvo Lima, reato di competenza della corte d'assise.
Ma nella scorsa udienza, replicando ai difensori dei Nicola Mancino, il pm Roberto Tartaglia aveva spiegato: "Secondo loro il reato di cui è accusato Mancino sarebbe ministeriale. La falsa testimonianza sarebbe ministeriale perché avrebbe come oggetto dei fatti che avrebbe conosciuto quando era ministro". "Il pm non contesta la correttezza delle massime citate dalla difesa, afferma ancora il ps Tartaglia,  ma nelle eccezioni manca il presupposto della contestualità cronologica tra i fatti e le funzioni". “Manca la coincidenza tra l'esercizio della funzione di ministro e il fatto contestato. Quando Mancino ha reso falsa testimonianza non era ministro", ecco perché il reato di falsa testimonianza, di cui è imputato, "non è ministeriale".

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di Erika Noschese
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