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I due si confrontano sul tema "democrazia e capitalismo"

Tremonti e Bertinotti si confrontano a Cernobbio


Tremonti e Bertinotti si confrontano a Cernobbio
05/09/2010, 11:09

CERNOBBIO - Ad estendere l'invito all'ex sindacalista Cgil, ex leader di Rifondazione Comunista ed ex presidente della Camera nell'ultimo governo Prodi è stato Giulio Tremonti in persona. Quando è arrivato, Fausto Bertinotti ha ricevuto una calorosa ed informale accoglienza da quello che è da sempre considerato un personaggio politico ideologicamente ai suoi antipodi.
L'occasione per l'incontro è data dal Workshop "The European House" organizzato a Cernobbio. Il tema per il confronto è delicato quanto interessante; con il duo che si impegna infatti a discutere all'insegna dei fair play di "democrazia e capitalismo". Il primo punto riguarda globalizzazione ed internet: un doppio elemento che rappresenta un'importante ragione di sfida per la democrazia contamporanea e che vede concordi i due. Subito dopo, però, Bertinotti ha sottolineato il pericolo che corre l'impianto democratico parlamentare europeo. In particolare, per il comunista, è la politica della "necessità" imposta dai vari governi che strangola la libertà dei cittadini.
Per Bertinotti, però, in Italia ogni tipologia di governo mette in crisi la democrazia. L'affermazione procura la presa di distanza di Tremonti che poi ammette:"Abbiamo sì un problema di democrazia da conservare e da costruire nel nuovo spazio geografico, quello della globalizzazione, e dello spazio virtuale sul web". Tuttavia, per il ministro, non sono possibili autentiche catastrofi come "la morte della democrazia" paventata dall'ex numero uno di Rifondazione e , anzi, "alla fine la democrazia resta".
Bertinotti a quel punto scuote la testa e insiste: per lui il capitalismo odierno "tende a divorare la democrazia". Tremonti ha così voluto ricordare le grandi conquiste del vecchio "capitalismo liberale"; criticando al contempo "il capitalismo degli hedge fund, quello istantaneo, bed&breakfast".
Lo strano duo recita in una sorta di teatrino che a qualcuno appare forzato e, l'eccessiva sintonia di vedute e pacatezza dii toni, spiazza non pochi giornalisti che non perdono occasione per porre domande provocatorie. Il titolare dell'economia si dimostra un po' stizzito e tenta di difendere quella che viene vista come "una discussione civile non necessariamente opposta". Subito dopo, Bertinotti, tenta di rassicurare la platea "Tremonti e io non la pensiamo allo stesso modo".
In conclusione i due "nemici-amici" si confrontano sul delicatissimo e pluridiscusso tema del lavoro e del diritto di sciopero. Il via lo da il ministro osservando che "se hai i diritti perfetti nella fabbrica perfetta il rischio è di conservare i diritti ma delocalizzare la fabbrica". Del resto, ricorda ancora Tremonti, la maggioranza delle imprese italiane ha 10-20 o 50 dipendenti e i rapporti tra datore di lavoro ed impiegati è solitamente poco teso.
Concorda Bertinotti che, precisa, "nelle piccole imprese la condivisione degli obiettivi mette a riposo il diritto allo sciopero". A quel punto il ministro lancia il suo auspicio per "una riflessione nuova su come adattare il nostro impianto di diritti a un mondo che è cambiato". I due si trovano concordi sulla nota vicenda che ha coinvolto i tre operai della Fiat di Melfi e sulla presunta azione di bloccaggio della catena di montaggio. Tremonti condanna l'eventuale gesto e Bertinotti concorda con un netto "sarebbe sabotaggio".
A quel punto l'atmosfera diventa quasi irreale ma poi, l'ex presidente della Camera, tranquillizza tutti e rimarca la distanza di pensiero con un deciso:"Se Pomigliano non può scioperare, è Cina". Tremonti tace in maniera eloquente e l'incontro si conclude.

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di Germano Milite
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