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Dopo un mese di voci, ecco la verità del Ministro

Tremonti: "La casa di Milanese? Ci andavo perchè spiato"

Tra le righe, pesanti accuse a Silvio Berlusconi

Tremonti: 'La casa di Milanese? Ci andavo perchè spiato'
29/07/2011, 09:07

ROMA - Dopo un mese di chiacchiere ed indiscrezioni giornalistiche, il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti dà la sua versione dei fatti che riguardano i rapporti tra lui e il deputato del Pdl Mario Milanese. E la spiegazione è semplice: afferma che ci è andato perchè si sentiva spiato, controllato e persino pedinato. E specifica che per tanti anni, lui ha dormito a Roma o in albergo oppure nella caserma della Guardia di Finanza, nelle tre sere a settimana in cui sta a Roma, mentre la sua unica abitazione è a Pavia. Ma negli ultimi tempi, si sentiva poco sicuro e quindi ha accettato di andare da Milanese a cui pagava 4000 euro al mese come contributo per l'affitto. Ma poi Tremonti lo ammette: "Ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità. Ma in quella casa non ci sono andato per banale leggerezza".
Ma nega che ci sia stata evasione fiscale, per i pagamenti fatti in contanti: "Chi parla di evasione fiscale è in malafede. Questa accusa non la posso accettare. Sono in grado di dimostrare in modo tecnicamente e legalmente indiscutibile l'assoluta regolarità del mio comportamento, e del mio contributo alle spese di quell'affitto". E sulle dichiarazioni rese dall'imprenditore Tommaso Di Lernia, che ha detto che l'affitto di quell'appartamento lo pagava un altro imprenditore Angelo Proietti, in cambio di sub-appalti molto lucrosi, il Ministro nega: "È una storia di cui non so nulla  non conosco quell'imprenditore indagato, non so nulla del contesto nel quale ha raccontato quei fatti".
Ma la vera bomba è tra le righe: il MInistro si sentiva spiato, pedinato... ma da chi? Per capirlo, bisogna rileggere le dichiarazioni rilasciate al Pm Piscitelli della Procura di Napoli, che lo interrogò a giugno. In quella occasione, Tremonti disse che nella Guardia di Finanza si erano create cordate in vista della nomina del nuovo Comandante Generale, alcune delle quali erano vicine al Presidente del Consiglio. E quindi era una di queste cordate che lo spiavano? Passi per l'albergo, ma in una caserma della Guardia di Finanza non è che c'è libero accesso o libero passaggio. Chi poteva spiarlo e pedinarlo in quelle occasioni? C'è anche un'altra cosa da sottolineare. Ai primi di giugno, quando ci furono momenti di alta tensione tra Tremonti e Berlusconi, il primo disse che non avrebbe accettato di subire il "trattamento Boffo". Si riferiva solo a qualche articolo che poteva uscire sul Giornale o su Libero? Oppure alla paura di essere spiato da finanzieri infedeli?
Troppe domande senza risposta

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di Antonio Rispoli
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