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Sei gli indagati per il decesso di Simone La Penna

Trentaduenne morto al Regina Coeli, un nuovo caso Cucchi


Trentaduenne morto al Regina Coeli, un nuovo caso Cucchi
26/10/2010, 18:10

ROMA - Sebbene il pm Eugenio Albamonte sia molto prudente nel precisare che per ora si tratta solo di indagini preliminari, i parallelismi tra la morte del trentaduenne Simone La Penna e del trentunenne Stefano Cucchi sono numerosi e palesi.
Come per Cucchi, infatti, anche il decesso in carcere in seguito ad un "arresto cardiaco provocato da squilibrio elettrolitico" di La Penna ha diversi punti oscuri. Non a caso sono già sei le persone che sono finite nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo. I due trentenni avevano in comune passati problemi con la droga ed un periodo di detenzione al Regina Coeli. Per Simone, però, non ci sarebbero state percosse ma solo una clamorosa negligenza da parte di alcuni responsabili del penitenziario capitolino. Gli indagati, al momento, sono infatti medici ed infermieri sia del Pertini (lo stesso dove Cucchi non ricevette le cure necessarie) che dell'infermeria del carcere. 
Era il 26 novembre del 2009 e, praticamente un mese dopo il decesso di Stefano, anche l'altro detenuto di serie B, l'altro "drogato" forse immeritevole delle giuste attenzioni da parte dei sanitari, veniva trovato in fin di vita nella sua cella. Si tentò inutilmente di rianimarlo per 10 minuti prima di vederlo spirare. La Penna, del resto, aveva sofferto di anoressia in un non troppo lontano passato. Era riuscito a guarire ma, dopo l'arresto per detenzione di stupefacenti, era stato nuovamente investito da un grave stato di denutrizione. Circa trenta i chili persi in meno di un mese; un deperimento che portò il detenuto ad una debilitante via crucis tra cella e lettini d'ospedale.
Ricoverato al Sandro Pertini per soli due giorni, era stato poi rispedito in cella e tenuto sotto monitoraggio. Secondo quanto riferisce Albamonte, difatti, l'uomo, a differenza di Cucchi, probabilmente non versava in stato di totale abbandono.
Eppure, come denunciano i familiari della vittima ed i suoi legali, i segnali per far intendere l'incompatibilità assoluta tra le condizioni di salute precarie ed il regime carcerario c'erano tutte. 
Nonostante le continue richieste degli avvocati e le inconfutabili prove che avrebbero dovuto fornire i bollettini medici, però, al trentaduenne non sono state concesse forme di detenzione meno rigide e pericolose per la salute. Un anno fa i genitori di Simone hanno sporto denuncia contro i medici del Pertini e, oggi, la condanna potenziale è quella di omicidio colposo.

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di Germano Milite
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