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Lei 16enne. I genitori si rivolgono al Tribunale dei minori

Trento: dal giudice per costringere la figlia ad abortire

“Il fidanzato albanese non le garantirebbe un futuro”

Trento: dal giudice per costringere la figlia ad abortire
09/12/2011, 09:12

TRENTO – Lei, sedicenne, non vuole abortire, ma i genitori vogliono costringerla a farlo attraverso il Tribunale dei minori. O comunque vogliono fare in modo di impedire che il fidanzato, nonché padre del bambino che sta per nascere, per legge non possa rivedere più la loro figlia. La storia si consuma a Trento, tra una ragazzina innamorata di un albanese da più di due anni e i suoi genitori, che sono stati sempre contrari al fidanzamento tra i due e che si dicono preoccupati di ciò che potrebbe essere il futuro della loro figlia.
Dinanzi alla gravidanza della ragazzina , loro, mamma e papà, non essendo riusciti a convincere l’adolescente ad interrompere la gravidanza, hanno pensato bene di rivolgersi ai giudici minorili: per i due l’albanese non sarebbe in grado di garantire un buon futuro alla ragazza e soprattutto la figlia non sarebbe in grado di decidere liberamente. Sarebbe il fidanzato, secondo la teoria dei genitori, a plagiarla. In virtù di queste convinzioni, i due adulti chiedono che sia il Tribunale a disporre l’aborto. A seguire vi sono poi delle richieste in subordine fatte al giudice: come quella di impedire al giovane albanese di vederla e, nel caso in cui il bambino venisse alla luce, che il fidanzato non possa riconoscerlo.
Quella di Trento è a tutti gli effetti una storia che si realizza al contrario della norma: nella maggior parte dei casi, infatti, sono le minorenni che dinanzi ad una gravidanza decidono di abortire, nascondendo il fatto ai genitori. Ma questa volta la situazione si ribalta: sono mamma e papà a chiedere l’aiuto dei giudici. La questione è ora nelle mani della Procura minorile, ma è comunque difficile immaginare che il Tribunale possa scegliere d’imporre l’interruzione di gravidanza, dal momento che la legge evidenzia in primo luogo la volontà dell’interessata.

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di Antonio Formisano
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