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Tribunale Bologna: "Sì alla diagnosi preimpianto dell'embrione"


Tribunale Bologna: 'Sì alla diagnosi preimpianto dell'embrione'
01/07/2009, 12:07

Le incongruità legislative contenute all'interno della cosiddetta "legge 40", quella che con la scusa di regolare l'uso della fecondazione artificiale, di fatto la rende molto difficile, stanno man mano saltando fuori. E così, dopo l'intervento della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale alcuni aspetti della legge, è toccato al Tribunale di Bologna, che ha affermato la possibilità di ricorrere alla diagnosi preimpianto dell'embrione anche per genitori non sterili. Infatti, il Tribunale ha sentenziato che "il di­vieto di diagnosi preimpian­to pare irragionevole e incon­gruente col sistema normati­vo se posto in parallelo con la diffusa pratica della dia­gnosi prenatale, altrettanto invasiva del feto, rischiosa per la gravidanza, ma perfettamente legittima". Quindi la scelta è "ammissibile co­me il diritto di abbandonare l’embrione malato e di otte­nere il solo trasferimento di quello sano". Non solo, ma bisogna agire "previa dia­gnosi preimpianto di un nu­mero minimo di 6 embrio­ni. Il medico deve eseguire i trattamenti in modo da assi­curarne il miglior successo in considerazione dell’età e del rischio di gravidanze plu­rigemellari pericolose e de­ve provvedere al congelamen­to per un futuro impianto degli embrioni risultati ido­nei che non sia possibile trasferire immediatamente e co­munque di quelli con patolo­gia".
Diagnosi preimpianto, prelevamento di un numero di ovulo superiore a 3 dall'utero della donna, senza obbligo di reimpiantarli tutti, ma con la possibilità di congelarli per un uso futuro. In pratica, quello che non era riuscito a fare il referendum, lo stanno facendo i vari gradi della giustizia.

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di Antonio Rispoli
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