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Reali motivazioni o uso opportunistico della tecnica?

Troppi parti cesarei in Italia: intervengono i Nas

Numeri elevati, il ministro Balduzzi: “Più controlli”

Troppi parti cesarei in Italia: intervengono i Nas
11/02/2012, 09:02

ROMA – Il numero dei parti cesarei nel nostro Paese è troppo elevato. Lo è al punto tale che si è deciso di far intervenire i Nas, affinchè i carabinieri possano effettuare azioni di controllo a livello nazionale ed accertare in quali casi il ricorso al taglio cesareo sia appropriato e in quali invece no. A lanciare il campanello d’allarme è stata una segnalazione dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), secondo la quale in alcune Regioni il ricorso al parto cesareo è troppo diffuso.
Le stime parlano del 38,2 per cento dei casi, contro una media che l’Organizzazione mondiale della sanità stabilisce intorno al 15 per cento: queste cifre fanno sorgere l’ipotesi che in molte strutture vi sia un’utilizzazione opportunistica del taglio cesareo. Vale a dire, non basata su reali condizioni cliniche che ne richiederebbero l’applicazione. Va ricordato, infatti, che il taglio cesareo viene pagato alle singole strutture ospedaliere come operazione chirurgica: quindi con una cifra di gran lunga superiore rispetto al parto naturale. Quindi tra le ragioni vi sarebbe innanzitutto una motivazione economica. Proprio in virtù di questi numeri è arrivata la decisione del ministro della Salute, Renato Balduzzi, di iniziare controlli a tappeto attraverso i Nas, nelle strutture sanitarie pubbliche e private.
Il compito dei carabinieri sarà quello di effettuare azioni di controllo, acquisendo la cartella clinica della paziente, contenente tutta la sua documentazione ecografica, autenticata dalla Direzione sanitaria. L’obiettivo, invece, è verificare in quanti e quali casi si ricorra ad un uso “non appropriato” della tecnica del parto cesareo.
Quello dell’uso elevato del parto cesareo è un argomento che tiene banco da diverso tempo, anche e soprattutto nel dibattito politico-sanitario. Secondo le nuove linee guida che regolamentano la materia, il ricorso a tale intervento è possibile in tre casi: quando il feto è in posizione podalica anche a fine gestazione e nonostante i tentativi da parte del medico di modificare la posizione del nascituro, quando la placenta copre il passaggio del feto nel canale del parto e nel caso in cui la madre è diabetica e il feto pesa più di 4,5 kg. Infine c’è un altro caso: il cesareo deve essere effettuato quando è presente un forte rischio di trasmissione di malattie infettive da madre a feto. In tutti gli altri casi, il parto naturale è preferibile per il benessere della donna e del bambino.

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di Antonio Formisano
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