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Scaglia: "operato corretto"; Parisi: "Fastweb truffata"

Truffa Fastweb, Scaglia domani in Italia


Truffa Fastweb, Scaglia domani in Italia
24/02/2010, 20:02

ROMA – Silvio Scaglia e Stefano Parisi. I due principali artefici dell' "Italian Job" delle telecomunicazioni finalmente escono allo scoperto. Gli artefici della “truffa colossale”, così come etichettata dal gip che ha definito il sistema escogitato da due società di telecomunicazioni per riciclare circa 2 miliardi ed evadere tasse per 400 milioni di euro, agendo dentro e fuori dall'Europa con passaggi a Singapore, Dubai e vari paradisi fiscali. Un sistema collaudato e ben redditizio, sgominato con l’operazione Phunchards-Broker, che ha portato all’emissione di 56 ordinanze di custodia. Nel mirino degli inquirenti, Fastweb e Telecom Sparkle (controllata Telecom Italia). Per entrambe la Procura di Roma ha già firmato una richiesta di commissariamento, nell’ambito di una inchiesta su un maxiriciclaggio condotta dalla Direzione antimafia della capitale insieme con il Ros e la Guadia di Finanza. L'inchiesta e' stata coordinata da Giancarlo Capaldo e seguita dai sostituti Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti.

Il gip Aldo Morgigni non usa mezzi termini per definire l’entità della truffa: “Una delle frodi più colossali mai poste in essere nella storia nazionale”. Con l’accusa di associazione per delinquere, sono state emesse 52 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari. Nel mirino anche Silvio Scaglia, il “mago di Internet” osannato dalla finanza internazionale, fondatore ed ex amministratore delegato della società; l’attuale amministratore delegato, Stefano Parisi, risulta indagato.

PRIME DICHIARAZIONI PER SCAGLIA E PARISI - Silvio Scaglia, tornerà in Italia domani. Per l’ex numero uno di Fastweb è stato organizzato un volo privato per poterlo far rientrare giovedì in giornata. Scaglia intanto ammette il suo desiderio di voler parlare con i magistrati in merito all’ordine di arresto emesso nei suoi confronti dopo l'inchiesta dell'Antimafia romana che lo vede coinvolto per riciclaggio.
“Voglio poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti. Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata”, queste le prime parole di Scaglia.
Quanto a Stefano Parisi nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che Fastweb “non ha mai commesso come azienda azioni criminali e non ha fondi neri all'estero”. Semmai la truffa sarebbe stata organizzata “alle spalle di Fastweb, a causa della presenza di due dipendenti, che oggi non sono più tali, infedeli, Vito e Crudele, entrambi coinvolti in un giro di malaffare che non coinvolge la società”. Alla domanda riguardo un suo possibile addio all’azienda, Parisi ha risposto escludendo del tutto la possibilità di dimettersi.

GLI ALTRI INDAGATI - Implicati nelle indagini anche altri funzionari di vertice, di entrambe le società di telecomunicazioni, nei confronti dei quali la magistratura sta preparando un sequestro pari a 340 milioni di euro, per crediti da Iva illecitamente rimborsata.
Tra gli indagati anche Riccardo Ruggiero, presidente del Cda di Telecom Sparkle all’epoca dei fatti, mentre le manette sono scattate per l’ex amministratore delegato Stefano Mazzitelli.
In manette anche Luca Berriola, un maggiore della Guardia di Finanza che voleva far rientrare capitali del ‘gruppo’ Mokbel utilizzando false fatture dell’imprenditore campano Vito Tommasino.

Ma il lungo elenco degli arrestati non finisce qui, e sono diversi gli altri nomi “di primo piano della vita politica e giudiziaria romana” finiti nei guai. Figura nelle ordinanze anche Paolo Cosimo, avvocato, coinvolto nelle indagini sul crac dell’imprenditore Danilo Coppola, e il broker Marco Toseroni, che avrebbe, secondo l’accusa, svolto operazioni fittizie di compravendita di servizi di interconnessione telefonica con società di comodo all’estero al fine di ripulire e riutilizzare centinaia di migliaia di euro. Piero Grasso, procuratore Nazionale Antimafia, parla di “strage della legalità”, una “commistione di tanti campi: la criminalità organizzata, la politica, gli affari e l’economia”.

La megatruffa, ordita da società che vendevano servizi telefonici inesistenti con la compiacenza delle due società di telecomunicazioni, ruota intorno a Gennaro Mokbel, imprenditore romano con trascorsi vicini all’estrema destra eversiva e collegamenti con la banda della Magliana. Molto vicino all’imprenditore romano risulta il senatore Nicola Di Girolamo, suo avvocato e stretto collaboratore, eletto nel 2008 dagli italiani all’estero e destinatario di una ordinanza: per il suo arresto serve il permesso della Giunta per le elezioni che lo aveva già negato nel settembre 2008, per precedenti irregolarità riscontrate nella sua elezione. Il senatore del Pdl, secondo l’accusa sarebbe stato eletto all’estero grazie ai voti della criminalità organizzata. In particolare, sarebbe stato fondamentale l’apporto elettivo fornito dalla ‘ndrangheta. “Stanno cercando di mettermi sulla croce, - ha dichiarato il senatore, - è roba da fantascienza. Sono trasecolato. Mi sento paracadutato in territorio di guerra. Mi sento nel frullatore”. Il senatore del centrodestra, per gli inquirenti, avrebbe partecipato ad un incontro con uomini della cosca Arena a Capo Rizzuto, insieme a Mokbel. I malavitosi avrebbero riempito col suo nome le schede bianche degli italiani all’estero, soprattutto a Stoccarda. 

TUTTI I NUMERI DELLA TRUFFA - A Milano sono già scattati i primi sequestri nei confronti di Fastweb (per oltre 38.5 milioni di euro) e sono stati arrestati 3 manager del gruppo. Il danno allo Stato è quantificato in circa 365 milioni di euro. Sia Fastweb sia Telecom hanno affermato di essere parte lesa nella truffa e di aver ormai da tempo tagliato i ponti con i manager implicati nella vicenda. Scaglia, al momento all’estero per lavoro, si è detto disponibile all’interrogatorio ed ha dichiarato di essere estraneo a qualunque reato.

La bufera che si è abbattuta sulle due società di telecomunicazioni ha avuto immediate ripercussioni anche in Piazza Affari, dove i titoli delle due società sono crollati. Fastweb (3.500 dipendenti e oltre 8mila persone che lavorano per l’azienda) ha perso, in chiusura, il 7,56% a 15,05, un calo comunque meno accentuato rispetto agli scivoloni superiori al 10% accusati nell'ultima parte della seduta. Vorticosi gli scambi: nella giornata è passato di mano un milione di azioni, contro una media quotidiana dell'ultimo mese di Borsa di 57mila 'pezzi'. Meno pesanti le conseguenze su Telecom Italia, interessata dalla vicenda giudiziaria con la controllata 'Sparkle', che ha chiuso in calo del 2,87% a 1,083 euro in una giornata che ha visto perdere due punti percentuali tutte le quotazioni di tlc.

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di Nico Falco & Salvatore Formisano
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