Cronaca / Soldi

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In un anno oltre 800mila euro con frodi sui mutui bancari

Truffe a Milano firmate 'ndrangheta, 15 arresti


Truffe a Milano firmate 'ndrangheta, 15 arresti
19/05/2009, 19:05

Oltre 800mila nel solo 2007, grazie alla fraudolenta erogazione di mutui ipotecari. E’ questo il sistema con il quale il clan della ‘ndrangheta facente capo a Giuseppe Pangallo si garantiva un continuo afflusso di denaro. Alle prime ore di oggi gli uomini della Squadra Mobile di Milano hanno arrestato, in diverse località della Lombardia, Pangallo ed altre 14 persone. Le 15 ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip Gaetano Brusa di Milano, su richiesta del pm Lucilla Tontodonati della locale Direzione distrettuale antimafia, a carico dei presunti componenti di un’associazione per delinquere che grazie alle truffe a società e ad istituti di credito aveva racimolato un patrimonio di tutto rispetto. A capo dell’associazione, ritengono gli inquirenti, era Pangallo, 29 anni, di Platì (Reggio Calabria), pregiudicato e ritenuto esponente di spicco del clan Papalia-Barbaro, che “gestiva in modo egemone, - ha detto il dirigente della Mobile, Francesco Messina, - dall’inizio alla fine” l’attività illecita.

Dalle indagini è inoltre emerso che il ventinovenne conosceva alcuni politici di Buccinasco, un aspetto definito “delicato, da approfondire”. Le persone finite in carcere sono otto: oltre a Pangallo, Matteo Comisso, 26 anni, di Casorate Primo (Pavia); Giovanni Tonarelli, 43 anni, nato in Svizzera; Piergiuseppe Bari, 39 anni, di Milano; Enzo Trevisan, 45 anni, di Milano; Salvatore Giannino', 48 anni, di Ramacca (Catania); Tiziano Monti, 45 anni, di Milano e Roberto Maroni, 39 anni di Lecco. Ai domiciliari, invece: Gennaro Speria, 27 anni di Napoli; Ettore Andreoni, 46 di Milano; Paolo Fucarino, 25 anni, di Milano; Amedeo Lasco, 36 anni, di Milano; Emanuele M. Mancia, di 35 anni di Saronno (Varese); Andrea Melesi, 29 anni, di Lecco; Gianluca Petazzi, 53 anni, di Milano.

Sono state sottoposte a sequestro preventivo le quote sociali di due srl ritenute riconducibili al sodalizio criminale e quattro immobili del lecchese acquistati dagli indagati. Il clan utilizzava, per le truffe, una tecnica ben consolidata: sfruttando imprenditori compiacenti che fornivano falsa documentazione facevano ottenere un rilevante finanziamento a soggetti presentati come clienti affidabili, in genere un mutuo ipotecario trentennale presso l’Unicredit Casa. Qualche rata veniva pagata ma, dopo qualche mese, i prestanome assunti in modo fittizio venivano ‘licenziati’ e quindi subentrava l’assicurazione della banca per onorare il mutuo.

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di Nico Falco
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