Cronaca / Nera

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Risolto dopo 17 anni un 'cold case' della camorra

Ucciso perchè flirtò con le figlie di Celeste, 3 arresti dei Giuliano


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Ucciso perchè flirtò con le figlie di Celeste, 3 arresti dei Giuliano
01/07/2010, 10:07

NAPOLI – Il 30 agosto 1993 Nicola Gatti, appena 18 anni, fu portato su un motoscafo al largo di Napoli, stordito, legato ad un’ancora e gettato in mare. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Per quell’omicidio, a 17 anni di distanza, sono state notificate oggi, tra Napoli e Formia, tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti membri del clan camorristico dei Giuliano. Il ragazzo fu fatto sparire, perché, racconta un collaboratore di giustizia, “tirava l’eroina e l'aveva fatta usare anche a Gemma e che una notte a Ischia l' avevano scoperto a letto insieme all'altra figlia, Milena”. Un ‘cold case’ della camorra, risolto dai carabinieri del Comando Provinciale. 

Gatti aveva avuto il compito di ‘vigilare’ su due giovani, per evitare che qualcuno le infastidisse. Gatti, però, aveva intrattenuto una relazione sentimentale con entrambe. Gemma e Carmela (soprannominata Milena), all’epoca entrambe minorenni, erano le figlie di Giuseppe Roberti e di Erminia Giuliano, ‘Celeste’ all’anagrafe di camorra, sorella del ‘Re di Forcella’ Luigi Giuliano ed elemento di vertice del clan che, fino al 2002, era egemone nel quartiere popolare napoletano di Forcella.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno fatto luce su quell’omicidio, ricostruendo dinamica e movente ed incastrando marito, figlio e cognato di Celeste. In manette per omicidio aggravato sono finiti Giuseppe Roberti alias ‘Peppe capavacante’, 60 anni, il figlio Salvatore, 38 anni, e il fratello Salvatore, 51 anni.
I contorni dell’omicidio sono stati svelati da nuove indagini e da una nuova lettura di intercettazioni ambientali e telefoniche, svolte nel 1993 nell’ambito di un altro procedimento penale nei confronti del clan Contini. A coordinare le indagini, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Fondamentali per fare luce sull’episodio, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali lo stesso ex boss Luigi ‘Lovigino’ Giuliano e Raffaele Garofalo, alias ‘Pancho Villa’.

Le indagini, avviate nuovamente un anno fa, hanno accertato che 17 anni fa Diego Vastarella affidò a Nicola Gatti il compito di vegliare sulla sua ragazza e sulla sorella di lei, mentre erano in vacanza ad Ischia. L’intenzione del clan, è stato appurato, era di ‘proteggere’ le due ragazzine dall’influenza pericolsa che avrebbe potuto avere su di loro Nicola Gatti. Il diciottenne, ritenevano, avrebbe potuto iniziarle ad esperienze di droga oltre che amorose. Il ragazzo fu avvisato più volte dal clan, tanto che in una occasione decise di allontanarsi dalla propria abitazione per un breve periodo. Il 30 agosto 1993, però, uscì da casa per scomparire per sempre. La denuncia, presentata dalla madre il 2 settembre successivo, divenne formale solo a dicembre. Quando il 18enne scomparve, il caso fu seguito anche dalla redazione di “Chi l’ha visto”, che gli dedicò la puntata dell’11 gennaio 1994.
Appellandosi ai telespettatori alla ricerca di notizie sul ragazzo scomparso, i genitori di Nicola non fecero però mai riferimento alle frequentazioni pericolose del figlio. Si limitarono a parlare di un legame amoroso, definito “improbabile” dagli investigatori, con una ragazza del Nord Italia.

"Il muro di omerta' e complicita' intrafamiliare e' stato rotto" da poco, scrive in una nota il procuratore aggiunto della Dda partenopea Alessandro Pennasilico, e questo ha consentito i tre arresti. Ed emergono anche particolari sulla modalita' brutale dell'omicidio, con l'affondamento in mare del corpo di Nicola Gatti, stordito prima con un mezzo marinaio mentre era a bordo di una barca nella disponibilita' di Giuseppe Roberti e poi legato e zavorrato con una ancora e gettato al largo nel golfo di Napoli.

I verbali sono agli atti dell'ordinanza emessa dal gip Marina Cimma su richiesta del pm Alfonso D'Avino. Secondo alcuni collaboratori, l'istigatrice del delitto fu proprio Gemma Roberti; secondo altri, invece, l'idea fu del padre. Racconta per esempio Guglielmo Giuliano: ''Alcuni anni fa un ragazzo di nome Nicola, di circa 19 anni, molto bello e con occhi verdi, frequentava la casa di mia sorella Celeste. Era una sorta di factotum della famiglia: accompagnava mia sorella, il marito e anche le figlie. Questo ragazzo a un certo punto si fidanzo' con Gemma, la figlia di Celeste; stava percio' sempre con la famiglia di mia sorella. Mio cognato Peppe a un certo punto mi chiese di aiutarlo a uccidere e a far sparire questo Nicola''. ''Chiesi a Peppe - aggiunge - il motivo di questa decisione e mi racconto' che Nicola tirava eroina e l'aveva fatta usare anche a Gemma e che una notte a Ischia l' avevano scoperto a letto insieme all'altra figlia, Milena. Dissi a Peppe che non avevo queste capacita' e pertanto non gli diedi alcun aiuto. Quattro cinque giorni dopo la richiesta, Peppe mi disse che aveva portato a termine il lavoro con Nicola e racconto' anche i particolari. Lui, il fratello Salvatore e un terzo che puo' essere il figlio di Celeste ma che Peppe non mi ha detto, portarono il Nicola su un motoscafo a mare per un giro''. Qui ''Nicola fu colpito primo alla testa con un attrezzo da marinaio, un bastone che si trova a bordo del motoscafo. Tento' di reagire, Salvatore tento' di strangolarlo mentre Peppe prese un'ancora che si trovava a bordo e gliela diede in testa. Nicola fu buttato in acqua ma era ancora vivo e si aggrappo' al motore, fu ancora colpito con l'ancora in testa e rimase morto attaccato al motore. Fu preso: gli vennero legate due ancore intorno al corpo e fu buttato in mare''. Alla domanda del pm sul perche' si rifiuto' di aiutare Giuseppe Roberti ad aiutarlo a uccidere Nicola, Guglielmo Giuliano rispose: ''Non mi andava di dare la mano a uno come lui che, essendo confidente, non mi ispirava fiducia. Io ho commesso omicidi, ma si e' trattato sempre di omicidi di miei simili, cioe' di omicidi fatti per motivi di camorra e quindi di sopravvivenza. Nel caso di Nicola, si trattava di un bravo ragazzo e la motivazione dell'omicidio non riguardava fatti di camorra''. Oltre che a Guglielmo, Giuseppe Roberti aveva chiesto l'aiuto degli altri cognati, Luigi, Raffaele e Carmine, ma nessuno aveva condiviso la sua decisione di uccidere il ragazzo. Secondo un altro collaboratore di giustizia, Raffaele Garofalo, fu proprio Gemma a volere la morte del ragazzo. Ecco il suo racconto: ''Un giorno venne Roberti Gemma, la quale mi disse che avrei dovuto farle un piacere; mi racconto' che Nicola aveva approfittato di lei e le aveva fatto sniffare eroina. Ne aveva approfittato sessualmente, anche se ritengo che lei fosse consenziente. Roberti Gemma mi disse che di li' a poco sarebbe uscito dal carcere Vastarella Diego e temeva che questi venisse a sapere tutto. Mi disse dunque: `me lo fai un piacere? Me lo vuoi uccidere?, raccomandandomi comunque di non parlarne con i suoi zii. Io risposi di no, dicendo che era impensabile una cosa del genere, e poi le dissi che per usare un'arma avrei dovuto chiedere il permesso allo zio, cioe' a Giuliano Raffaele. E poi non me la sentivo di fare una cosa del genere''.


(nella foto, Nicola Gatti)

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di Nico Falco
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