Cronaca / Sanità

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Il nostro Paese deferito alla Corte di Giustizia

Ue: i medici in Italia lavorano troppo

Ordine dei medici: l'Europa ci viene in soccorso

Ue: i medici in Italia lavorano troppo
21/02/2014, 14:27

ROMA  -  La Commissione europea ha deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia dell’Ue per non aver applicato correttamente la direttiva sull’orario di lavoro ai camici bianchi,  operanti nel servizio sanitario pubblico. In poche parole la Commissione ritiene che  i medici in Italia lavorano troppo.

Secondo l’istituzione comunitaria la normativa nazionale priva gli specialisti del loro diritto a un limite nell’orario lavorativo settimanale e a un minimo di periodi di riposo giornalieri. La direttiva prevede, in particolare, il limite di 48 ore per l’orario lavorativo settimanale medio e il diritto a periodi minimi giornalieri di riposo di 11 ore consecutive.

Secondo le norme italiane, però, tali limiti non si applicano ai “dirigenti” operanti nel Servizio sanitario nazionale. Una anomalia per la quale la Commissione Ue ha inviato nel maggio 2013 all’Italia un parere motivato in cui si chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse alle regole già applicate nel resto dei Paesi membri.

“Stiamo valutando un mega ricorso per gli eventuali danni subiti dai medici”. Per Massimo Cozza, segretario della Fp-Cgil Medici, “è imbarazzante dover aspettare che sia la Corte di Giustizia Ue a difendere il diritto anche per i medici italiani al limite di 48 ore per l’orario lavorativo”.

Parole condivise da Roberto Lala, presidente dell’Ordine dei medici di Roma  che afferma:  “Non sono sorpreso: anzi. Sono grato all’Ue che ci viene in soccorso. Siamo trattati come dei “paria”, siamo quasi ai lavori forzati”. Il sovraccarico di straordinari e la carenza di organici “li abbiamo segnalati tante volte anche noi, ma sempre inutilmente - ricorda Lala -. I risparmi, purtroppo, le Regioni li fanno sulle spalle dei lavoratori. Sono molto preoccupato per gli enormi rischi professionali e la carente copertura assicurativa”.

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di Rosario Scavetta
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