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"A Fukushima non ci sono state vittime, è solo allarmismo"

Umberto Veronesi e 100 medici e scienziati: "Vogliamo il nucleare"


Umberto Veronesi e 100 medici e scienziati: 'Vogliamo il nucleare'
02/04/2012, 10:04

ROMA - Una lettera per certi versi stupefacente è quella inviata dall'associazione "Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza" al Presidente del Consiglio Mario Monti. La lettera, firmata da un centinaio di medici e scienziati, guidati dall'oncologo Umberto Veronesi, sostengono che l'Italia deve stendere un piano energetico, che deve comprendere anche l'uso delle centrali nucleari. E sottolineano come sulla vicenda si sia creata una "campagna antinucleare su basi di pregiudizio". E si fa l'esempio di Fukushima, dove nonostante tutto quello che è successo, non ci sono state vittime, afferma la lettera: "Nessuna vittima ad oggi è dovuta alle radiazioni di Fukushima. Questa è la verità. Verità che dovrebbe rassicurare sulle conseguenze di un incidente nucleare pur molto grave".
In realtà questa è una bugia. Nonostante il governo giapponese stia tentando di censurare il più possibile, sicuramente ci sono due vittime di Fukushima: un capo operaio, che ha condotto le operazioni di evacuazione fino all'ultimo momento e ha assorbito troppe radiazioni; e un giornalista che, nel tentativo di dimostrare che non c'era stata fuoriucita di materiale nucleare, mangiò in diretta TV una insalata fatta con verdure raccolte poco lontano dalla centrale un paio di giorni dopo l'incidente della centrale nucleare di Fukushima. Ma il problema degli incidenti nucleari è che nell'immediatezza non si muore, a meno che non si subiscono radiazioni in dosi 10 o più volte superiori rispetto a quella letale. E anche in quel caso, comunque servono ore, giorni o settimane, prima di morire. Ma la norma è un lento assorbimento delle radiazioni, con una morte che avviene per malattie come leucemia, tumore o simili. Ma ci vogliono anni, se non decenni. Quindi non si può fare alcun conteggio delle vittime, a soli 13 mesi di distanza da quell'incidente.

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di Antonio Rispoli
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