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Un anno di Governo Monti.


Un anno di Governo Monti.
16/11/2012, 07:34

 

BILANCIO DI UN ANNO DI GOVERNO.

 

 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

 

 

Il 16 Novembre il Governo Monti compirà un anno esattodal suo insediamento. Nella lunga teoria dei Governi che si sono succeduti in Italia, dal dopoguerra fino ad oggi, è stato di fatto l’unico Governo del Presidente della Repubblica che abbiamo mai avuto. Per essere tale, il Governo Monti doveva essere composto solo da tecnici e non da politici ed avere il sostegno di un ampio schieramento in Parlamento, che raccogliesse i voti della destra, del centro e della sinistra.

Il compito di questo Governo era quello di tranquillizzare i mercati internazionali e far ripartire l’economia italiana,per arrestare la crisi economica che stava travolgendo il paese.

Ad un anno di distanza, il clima attorno all’Italia è meno catastrofico, i mercati non ci aggrediscono più con tanta ferocia, i tassi di interesse su i nostri Buoni del Tesoro, sono diminuiti, pur restando sempre più alti di quanto non dovrebbero.

Per molti il ruolo svolto da Monti è stato un successo, anche se parziale, per altri, invece un mezzo fallimento. Per stabilire un giudizio imparziale, dobbiamo prendere in considerazione ,come al solito, i dati della crisi riportati dall’Istat e dalla Banca di Italia.

I due parametri che devono servire da riferimento sono: l’ammontare del debito pubblico e lo “spread”, brutto termine usato nelle Borse Internazionali per indicare la differenza tra i rendimenti dei i Buoni emessi dai diversi paesi dell’area euro.

Dopo un anno dal suo insediamento, Monti fa registrare un debito pubblico, di 1995 miliardi di euro, con la diminuzione del PIL del 2,4%, e con un differenziale tra debito e Pil che ha raggiunto il 126%. All’inizio del suo mandato il debito era di 1915 miliardi ed il rapporto con il PIL era del 123%. Un anno di Governo non è servito a far diminuire il debito, ne a far rientrare il rapporto tra debito e PIL, anzi i dati sono peggiorati. Se a questi dati si aggiungono quelli che riguardano l’inflazione, che si attesta attorno al 3,5%, alla crescita esponenziale della disoccupazione, all’aumento della cassa integrazione ed ai licenziamenti, alla insopportabile crescita delle tasse, mentre diminuiscono i servizi, chiudono ospedali, le scuole sono in difficoltà e le politiche sociali sono trascurate. Il nostro paese sta pagando un prezzo enorme alla crisi, che sembra senza fine.

Al termine di questo anno di Governo dei tecnici, l’Italia è un paese in grande difficoltà, con i consumi in continua diminuzione, con la produzione industriale che stenta, tenuta in piedi solo dalle esportazioni, con pochi servizi e con le famiglie allo stremo delle loro possibilità .

Le parole d’ordine che Monti pronunciò in Parlamento furono: “Rigore, equità, crescita”.

Purtroppo, fino ad ora non sono state mai applicate. Infatti, non può essere definito rigore, una politica di tagli indiscriminati, che stanno di fatto azzerando i servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione. Il rigore significa, fare quello che per compito istituzionale deve essere svolto nel modo migliore, risparmiando e rendendo efficiente ed efficace il lavoro. I tagli dei servizi, non sono il rigore di cui avevamo bisogno. Per diminuire il debito pubblico, avevamo bisogno di efficacia dell’azione amministrativa e di colpire, in questo modo l’evasione fiscale e la corruzione. L’intero ammontare di questi due gravi fenomeni sociali è valutato, per difetto, in 250 miliardi. Se, rendendo efficacie l’azione della Guardia di Finanza, avessimo recuperato solo il 20% di quella cifra, avremmo avuto un rientro immediato di 50 miliardi di euro. Fare una politica di rigore non significa tagliare continuamente i fondi per gli Enti locali, bloccare i contratti al pubblico impiego, bloccare l’adeguamento delle pensioni, lasciare senza copertura centinaia di migliaia di “esodati”, aumentare l’IVA, reintrodurre la tassa sulle case, far lievitare la spesa sanitaria, consentire l’aumento della benzina e delle assicurazioni, portare la pensione a 67 anni di colpo, senza nessuna valutazione sui costi sociali da sostenere. Questa politica, senza strategia, è solo un modo per rientrare velocemente da un passivo di bilancio troppo alto. In questomodo il risanamento non si raggiungerà mai.

Questi tagli, non sono stati fatti con equità, le categorie sociali colpite, sono state quelle più deboli in assoluto, anziani, disanili, donne, pensionati,lavoratori e ceto medio. Non è stata colpita la speculazione finanziaria, i grandi capitali, non sarà fatta pagare l’IMU dalla Chiesa, non sarmmo tassati i grandi patrimoni.

Della crescita è inutile parlarne, non solo siamo dentro la spirale recessione – inflazione, ma nessuna misura è stata presa per rilanciare l’economia, l’occupazione e lo sviluppo. Tutte le manovre fatte, dall’inizio del mandato del Governo, per oltre 60 miliardi di euro,sono servite ad arginare, per quanto possibile, l’aumento del debito pubblico,riuscendoci solo in parte. Entro la fine dell’anno il debito arriverà ai 2000 miliardi di euro, ma non supererà quella quota, mentre lo spread, in virtù dell’attività di Draghi alla Banca Centrale Europea è nettamente diminuito e continuerà a scendere.

I tecnici sono serviti solo a dare un immagine internazionale rassicurante e competente del nostro Governo, che con Berlusconi aveva raggiunto livelli bassissimi, poiché il Cavaliere non aveva nessuna credibilità ne politica, ne personale.

Il bilancio del Governo Monti presenta molte ombre e pochissime luci. Per cui dobbiamo ricorrere ad un antico detto dei saggi indiani: “ La catastrofe ci ha evitato il peggio.” Ora, per evitare, definitivamente il peggio, dovremmo tornare alla politica, rinviando alle loro attività i tecnici che hanno lavorato senza anima, ne passione. Dobbiamo tornare alla politica, quella in cui i cittadini diventano protagonisti e non spettatori. Per rendere al massimo, i tecnici devono essere indirizzati da scelte assunte in base a valori condivisi, che devono servire a portare avanti un progeto collettivo. La politica può riportare entusiasmo in un paese, che appare avvilito, stanco e deluso.

Ad un popolo si può chiedere tutto, anche i sacrifici più duri,ma bisogna dargli la speranza, dargli la possibilità di costruire un progetto condiviso, che valorizzi le ragioni dello stare insieme, nella convinzione che se tutti lavorano nella stessa direzione tutti miglioreranno la propria vita.

Questo non sarà mai il compito di Monti, e chiunque immagini una sua continuazione dopo le elezioni, sbaglia profondamente. L’Italia deve ritrovare le ragioni dello stare insieme, di tornare ad essere un popolo unito, in una Europa più forte. Più presto si vara una legge elettorale seria, più presto si va alle elezioni, più presto si conclude il Governo Monti e meglio sarà per il nostro paese.

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di Raffaele Pirozzi
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