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Un cotratto per il Mezzogiorno.


Un cotratto per il Mezzogiorno.
25/05/2009, 08:05

 

UN “CONTRATTO PER IL SUD”


 

di: Mariano Di Trolio


 

In un anno di governo la “questione meridionale” non è quasi mai entrata nell’agenda dell’esecutivo. In quelle poche occasioni in cui si è parlato di Mezzogiorno, lo si è fatto con riferimento non alla questione sociale o economica, ma esclusivamente a quella morale.


 

La strategia di politica economica nazionale ha il suo fulcro, anche a causa dei ‘delicati’ equilibri romani, nel centro-nord. Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno hanno, invece, subìto un importante ridimensionamento. Il credito d’imposta per i nuovi investimenti e le assunzioni a tempo indeterminato (re-introdotti con la Legge 296/06, la Legge Finanziaria per il 2007) è stato sottoposto a rigidi ‘tetti’ di spesa ed è venuto meno il meccanismo dell’automaticità dell’attribuzione. Il Dl 185/08 – decreto “anti-crisi” – che ha introdotto questi vincoli, li ha, contestualmente, estesi anche al credito d’imposta per attività di Ricerca & Sviluppo. Il vincolo per le attività destinate ad aumentare l’efficienza energetica è stato evitato grazie alle molte proteste da parte di cittadini e piccole imprese specializzate in questi interventi e nate proprio grazie all’istituzione di questo credito.


 

È singolare, poi, che un decreto che avrebbe dovuto racchiudere tutte le misure per far fronte alla crisi abbia agito, invece, in funzione pro-ciclica. Infatti, il sostanziale depotenziamento degli strumenti esistenti per aumentare gli investimenti e l’occupazione nelle aree depresse e – si badi bene – per incoraggiare le imprese ad investire in innovazione si è tradotto, di fatto, in un ampliamento della portata drammatica della crisi economica. La critica alle decisioni assunte dall’esecutivo, nel picco più alto della crisi, deve appuntarsi, pertanto, non solo sulla inadeguatezza degli aiuti introdotti ma, soprattutto, sullo smantellamento degli efficaci incentivi già a regime.


 

Il modo in cui il Governo ha utilizzato le risorse del F.A.S. (Fondi Aree Sottoutilizzate) – su cui tante volte abbiamo scritto – completa il quadro della politica economica, o meglio dell’assenza di politica economica del Governo rispetto al Mezzogiorno. Le risorse nazionali del F.A.S. sono state oggetto di un continuo assalto (ancora in atto) da parte dell’esecutivo nazionale per destinarle ai fini più disparati ed esclusi, per legge, dall’ambito di applicazione del Fondo (copertura trasferimenti per surrogare le mancate entrate generate dalla cancellazione dell’Ici sulla prima casa; finanziamento debito città di Roma e Catania; emergenza rifiuti nella città di Napoli ecc.). Dulcis in fundo, il Governo - secondo voci informate – starebbe pensando, proprio, alle risorse nazionali del F.A.S. per finanziare la ricostruzione in Abruzzo. La Presidenza del Consiglio, infatti, gestisce direttamente il “Fondo di sostegno all’economia reale”, costituito da risorse del F.A.S. nazionale e pari a 9 miliardi di euro.


 

L’attuazione del federalismo fiscale (Legge n. 42 del 5 maggio 2009), oltre ad altri problemi che non è possibile affrontare in questa sede, comporterà la fine dell’intervento speciale dello Stato: «il limite più grave del provvedimento sul federalismo fiscale è proprio quello di lasciare inattuata o, addirittura, di contraddire la seconda parte dell’art. 119 della Costituzione, che impegna lo Stato a destinare risorse aggiuntive, attraverso interventi speciali, per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più arretrate del Paese. […] si diluisce ulteriormente la finalità del riequilibrio, fino a far scomparire ogni riferimento a interventi di carattere macroeconomico per il Mezzogiorno e a permettere interventi di tipo compensativo, indifferentemente al Sud come al Nord, con il risultato di favorire le aree più avanzate» (Lepore A., Il federalismo fiscale è diventato legge dello Stato. Nel frattempo è caduta l’etica pubblica, in Notizie Sindacali del 5 maggio 2009).


 

Proprio il 5 maggio, però, viene firmato a Palermo il “contratto per il Sud”. Sono presenti il sottosegretario di Stato con delega al Cipe Gianfranco Miccichè, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e quello dell'Enel Fulvio Conti, il presidente della Banca Montepaschi di Siena Giuseppe Mussari.

In questa sede vengono presi impegni importanti relativi ad interventi ‘straordinari’ per il rilancio dello sviluppo del Mezzogiorno. Nel dettaglio i contraenti assumo l’impegno a:


- ammodernare i locomotori e le carrozze per le medie e lunghe distanze (Ferrovie dello Stato);

- ammodernare la rete a media e bassa tensione (Enel);

- farsi portavoce all'Abi perché il costo del denaro per le piccole e medie imprese abbia lo stesso costo in tutta Italia (Monte Paschi di Siena);

- a creare un fondo di rotazione per le opere pubbliche (ministero per lo Sviluppo Economico);
- a monitorare il rispetto dei punti del contratto ed a informare sull'attuazione del documento anche attraverso il sito internet www.contrattoperilsud.it (sottosegretario Miccichè).


 

Pur non sottovalutando la portata potenziale di questi intenti (ammesso che gli impegni assunti vengano poi mantenuti!), essi, tuttavia, ci sembrano meri investimenti ordinari, privi della complessità e della organicità che, invece, sarebbe necessaria. Inoltre, il fatto che questo ‘importante’ contratto sia stato firmato ad un mese dalle elezioni fa ben comprendere la sua funzione strumentale.


 

In conclusione se la politica economica del Governo, la sua progettualità per il futuro del Mezzogiorno è tutta qui, non c’è molto di cui essere fiduciosi. Infine, si consiglia al Sottosegretario Miccichè di provvedere a far attivare il portale su cui dovrebbero essere resi noti i risultati raggiunti. Infatti, accedendo al sito internet indicato (www.contrattoperilsud.it) non si trova niente, nessun portale! L’assenza del sito internet è lo ‘specchio’ della completa inesistenza di politiche di sviluppo per il Sud.


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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