Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

I marinai italiani colpiti:"E' stato un inferno"

Un finanziere sulla motonave che ha sparato al peschereccio


Un finanziere sulla motonave che ha sparato al peschereccio
13/09/2010, 20:09

TRAPANI - L'episodio che è già destinato a trasformarsi in "caso", riguarda i numerosi colpi di mitra che sono stati esplosi contro un piccolo peschereccio di Mazara del Vallo da una motovedetta libica sulla quale, secondo fonti certe, era presente, con il ruolo di osservatore, anche un ufficiale della Guardia di Finanza .
Come precisa anche Rainews24, infatti, il militare fa parte del  contingente di ufficiali che vengono impiegati come  osservatori e consulenti tecnici (radaristi, motoristi ecc) nel quadro degli accordi tra il governo libico e quello italiano che prevedono la donazione alla Libia di sei dei nostri pattugliatori marini.
Sull'accaduto che rischia di sollevare un polverone diplomatico di imponenti dimensioni, si è subito espressa la coordinatrice delle commissioni istituzionali del gruppo del Pd alla Camera, Sesa Amici:"La provenienza della motovedetta libica che ha sparato contro un motopesca di Mazara del Vallo e la presenza, a bordo, di militari italiani rende la vicenda ancora piu' grave. Il governo deve riferire immediatamente sull'accaduto e chiarire, una volta per tutte, tutti gli aspetti dell'accordo siglato con la Libia".

I MARINAI ATTACCATI:"E' STATO UN INFERNO"
"E' stato un inferno: i proiettili rimbalzavano dal ponte fino alla sala macchine. Ci siamo distesi tutti a terra pregando che nessuno di noi venisse colpito". Così Gaspare Marrone, capitano con esperienza trentennale che guidava il peschereccio attaccato dall'imbarcazione libica. Il motopesca "Ariete", mitragliato dai libici poichè colpevole di non essersi fermato immediatamente all'alt, è stato inseguito fino alle acque territoriali italiane.
A raccontare il tentativo di abbordaggio, avvenuto verso le 22 e a circa trenta miglia dalle coste libiche ( e quindi in acque internazionali), è ancora il capitano Marrone:"Ci hanno intimato di fermarci ma io, sapendo quello che ci aspettava, ho preferito proseguire spingendo i motori al massimo. A questo punto hanno aperto il fuoco, continuando a sparare a intervalli di circa un quarto d'ora-venti minuti".
"Ci hanno inseguito fin quasi dentro le nostre acque territoriali - dichiara scosso il capitano -.Solo all'alba, quando eravamo in vista di Lampedusa, ci siamo sentiti in salvo".

SPARI AD ALTEZZA D'UOMO
Sono diversi anni che, le autorità dello stato Africano, rivendicano con grande prepotenza il controllo assoluto del tratto di mare compreso nel Golfo delle Sirte; sequestrando e terrorizzando i marinai mazaresi che osano spingersi in battute di pesca in quella zona. In ogni caso, il capitano dell'Ariete, giura che la sua imbarcazione, al momento dell'alt e del tentativo di abbordaggio, stava semplicemente navigando e non si trovava dunque impegnata in nessuna battuta di pesca.
"Non avevano nessun diritto di fermarci"; precisa infatti Marrone che, subito dopo, ha denunciato gli spari ad altezza d'uomo che sono partiti dalla motovedetta:"I libici sono degli incoscienti, perche' sparare all'altezza della cabina di comando significa volere uccidere". Solo la fortuna ha poi evitato che fossero colpite alcune bombole del gas che si trovavano sotto coperta e che, di sicuro, avrebbero provocato l'esplosione del natante.
E mentre anche Rocco Buttiglione chiede a Franco Frattini di fare "immediata chiarezza" sul gravissimo accaduto, dalla Gdf arriva la conferma che, a bordo con i libici, c'era anche almeno un ufficiale della Finanza e che, la motovodetta, è una delle sei pattugliatori italiani concessi in utilizzo agli evidentemente non tanto amichevoli libici.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©