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L’autore è un suo ex compagno di cella

Un memoriale su Michele Misseri


Un memoriale su Michele Misseri
31/08/2011, 20:08

TARANTO – La personalità di Michele Misseri, lo zio della piccola Sarah Saczzi (la 15enne uccisa ad Avetrana dalla zia Cosima e dalla cugina Sabrina lo scorso agosto), non viene fuori solo dalle lettere inviate alla figlia e nelle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti e ai media, ma anche in un memoriale scritto da un detenuto che ha conosciuto il contadino nel carcere di Taranto.

Clemente è il suo nome, un ex compagno di cella dell’uomo. In un diario, ha deciso di raccogliere le pene di Michele che non si dà pace per aver accusato la figlia Sabrina di omicidio.

Tra Clemente e Michele si è instaurato un rapporto di confidenza tanto che quest’ultimo chiedeva al primo di compilare per lui le domandine per i permessi. “Mi piaceva dialogare con lui – scrive il detenuto nel memoriale - perché mi faceva pena. Aveva sempre gli occhi lucidi. Mi raccontava di quando faceva il contadino in Germania”.

E che Michele non poteva fare a meno di pensare alla sua famiglia lo scrive anche Clemente: “Guardava la foto di Valentina e quella di Sabrina che giocava con un gattino bianco”. Durante il periodo di Natale, si fece anche aiutare a scrivere una lettera alla figlia detenuta: “Mi chiese se potevo leggerla per dargli dei consigli – confessa l’ex compagno di cella del contadino -  gli dissi che non mi sembrava il caso. Mi disse anche che quando accusò la figlia era confuso dai farmaci e soprattutto gli avevano detto che solo così poteva ottenere i domiciliari in un convento dove avrebbe potuto coltivare l’orto. Con quella lettera voleva dire la verità, che era stato pressato da più persone”.

 E le confidenze che il contadino di Avetrana rilasciava al detenuto Clemente erano di tutti i tipi. Michele, infatti, ha anche affermato di non aver stima di Claudio Scazzi, fratello di Sarah, perché quando la sorella era scomparsa non era andato a cercarla. Clemente, inoltre, scrive di un Michele che ama molto pregare, un uomo molto sensibile: “Un giorno, davanti alla tv, si è commosso nel vedere un militare ucciso in Afghanistan. Aveva in mano la foto della famiglia, voleva restare tutta la vita in carcere e diceva che era come Barabba – e ancora - era sempre guardato a vista dalle guardie carcerarie. Non si sarebbe fatto del male se non usciva la verità che era stato lui. Aveva chiesto più volte di parlare con il cappellano del carcere Don Saverio, ma quell’incontro veniva sempre ritardato. Un giorno mi disse che Don Saverio non lo voleva incontrare se non gli diceva la verità nel confessionale”.

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di Rossella Marino
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