Cronaca / Giudiziaria

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Novità nel processo sui rapporti tra Stato e mafia

Un pentito: "Dalla Chiesa ucciso per ordine di Craxi e Andreotti"


La macchina in cui vennero uccisi il generale Dalla Chiesa e la moglie
La macchina in cui vennero uccisi il generale Dalla Chiesa e la moglie
07/11/2013, 13:44

PALERMO - Udienza di notevole peso, quella di oggi a Palermo, nel processo sulle trattative tra Stato e mafia. A deporre Francesco Onorato, uno dei killer di Salvo Lima, oggi pentito.
Una deposizione che ha rischiato di non iniziare neanche. Infatti Onorato si è presentato in aula lamentandosi della sua situazione: "Mi sento solo e abbandonato dallo Stato. Dal 1996 depongo nei processi e non mi sono mai lamentato, ma adesso non ce la faccio più". Poi il Pm De Matteo è riuscito a convincerlo e Onorato ha spiegato che lui faceva parte del gruppo di fuoco: "Il gruppo di fuoco è come la nazionale, Totò Riina prendeva gli elementi più validi delle varie famiglie". 
Poi ha parlato degli omicidi "eccellenti" ordinati da Riina: "Nella lista delle persone da uccidere, come seppi da Salvatore Biondino, l'ambasciatore della commissione, c'erano Lima, Andreotti e suo figlio, gli ex ministri Mannino, Vizzini, ma anche Martelli. Siamo stati noi a far eleggere Martelli come ministro della Giustizia: nel 1987 avevamo finanziato la sua campagna elettorale con 200 milioni di lire. E poi mantenne le promesse, perché fece dare gli arresti ospedalieri ad alcuni mafiosi". E ancora: "Quando Riina accusa lo Stato nelle sue interviste ha ragione. Prima gli hanno fatto fare tanti omicidi, e adesso stanno pagando solo i mafiosi. Prenda il caso Dalla Chiesa: cosa interessava ai mafiosi ammazzarlo. Sono stati Craxi e Andreotti a chiederlo ai mafiosi, perché si sentivano il fiato sul collo. Poi, anche l'omicidio Mattarella, voluto da altri politici. Non è mai esistita una trattativa fra mafia e Stato, c'è sempre stata una convivenza fra la mafia e lo Stato". 
Nel processo si è parlato anche di una lettera che Napolitano avrebbe mandato al Tribunale, ma non ancora ricevuto da quest'ultimo, nella quale Napolitano chiede i limiti della propria testimonianza e si appella all'incostituzionalità della sua convocazione. 

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di Antonio Rispoli
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