Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Un tema di grande attualità: Le donne che vivono nell'anoressia e nella bulimia


Un tema di grande attualità: Le donne che vivono nell'anoressia e nella bulimia
24/03/2009, 07:03

L’anoressia e la bulimia sono tra le maggiori malattie che colpiscono giovani e donne compresi tra i 12 e i 25 anni. Nel mondo di oggi continuano ad esserci esempi sbagliati come in internet sui blog e soprattutto sulla passerella: modelle che sono accettate solo con la taglia 38, una vergogna! Le donne seguono i prototipi di modelle magrissime e finiscono per uccidersi. Sono circa 200 mila in Italia mentre se si nota negli altri Stati la percentuale è quindici volte più alta. E’ un allarme sempre più comune e preoccupante. Sono state create campagne di sensibilizzazione contro quello che è definito “disturbo alimentare”. Ma perché non dimostrare il contrario? Ossia perché se la modella ha la cosiddetta “taglia 42” deve per forza essere escluda dal mondo del lavoro? Perchè non dimostrare che si può accettare il proprio corpo senza necessariamente avere una piccola taglia? Quante donne sono affascinanti con un chilo in più? Tante!

Oggi i casi di anoressia e bulimia sono sempre più in aumento. Le donne che hanno dei problemi di questo genere seguono prototipi di vita sbagliati.

Le malate di anoressia iniziano pensando di diminuire i pasti, in un secondo momento cercano di eliminare i grassi mangiando solo verdure finendo per non mangiare affatto saltando i pasti. A casa all’ora di pranzo o cena per giustificarsi dicono: “ho mangiato fuori con gli amici” oppure “non mi sento bene oggi” e intanto però lo stomaco si chiude, non riescono nemmeno a bere, iniziano a sentirsi deboli con svenimenti più comuni e frequenti ed entrano nell’abisso senza riuscire più ad uscirne. Si continuano a vedere brutte e non piacevoli, agli occhi degli altri, loro, si sentono orrende perché grasse e magari sono davvero molto magre. Dentro il loro corpo stanno malissimo. E’ importante che i genitori si accorgano del problema e lo sappiano affrontare prima che sia troppo tardi poiché chi è malato di anoressia non riconosce di avere un problema né lo ammetterà mai anzi si abbandona a se stesso e diviene sempre più riservato creando a se stesso disagi sociali insomma si fa del male in tutto e per tutto. La reazione è lenta ma una volta dentro, come la droga è molto difficile uscirne anche se non impossibile. Le cure sono lunghe e durature ma la volontà è la migliore cura possibile. Si inizia perciò da lunghe terapie psichiatriche e psicologiche, si identifica il problema e lo psicanalista cerca di eliminarlo portando il paziente ad uno stato di miglioramento ed eliminazione parziale inizialmente e totale dopo qualche anno, del problema. Le ripercussioni possono essere legate ad uno stato psicologico di disagio che proviene dai genitori in età molto piccola. Crescendo il disagio appare maggiore perché si passa dall’essere adolescente all’essere donna non riuscendo ad accettarsi e chiudendosi in se stessi. Con l’anoressia l’effetto è il calo del peso e l’immediata “amenorrea” mentre la bulimia a causa del vomito costante e dell’utilizzo di diuretici e lassativi per disfarsi del cibo rimasto nello stomaco, si provoca il “danneggiamento della valvola cardiale, delle gengive e dei denti, la mancata assimilazione dei sali minerali e lo sconvolgimento delle funzioni intestinali”. Si mangia tantissimo, ci si “sgozza” ma l’attimo dopo si finisce in bagno e si rimette tutto. Questo va avanti per un bel pò di tempo finchè non iniziano i primi sintomi di crampi allo stomaco. Il punto è che il bulimico riesce a nascondersi perché mangia fino ad abbuffarsi poi subito dopo con una scusa corre in bagno mentre l’anoressico non può nascondersi per lungo tempo perché effettivamente non mangia.

L’unico rimedio iniziale per le persone malate di anoressia e bulimia è riconoscere di esserlo facendosi curare da dottori esperti in quel campo. Le famiglie dovranno essere sempre più vicine e seguire il consiglio dello psicoterapeuta creando un ambiente in casa per lo più sereno e rilassante da poter riconoscere al malato che non è solo nell’affrontare questa battaglia.


 


 

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©