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Beni confiscati alle mafie

Una delegazione Britannica in visita alla Fondazione Polis


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Una delegazione Britannica in visita alla Fondazione Polis
16/11/2010, 14:11

NAPOLI - Una delegazione Britannica ha fatto visita questa mattina agli uffici della Fondazione Polis ed alla bottega dei saperi e dei sapori della legalità. Obiettivo dei magiostrati quello di verificare di persona cosa si fa in Italia quandono vengono confiscati beni alle mafie. "In Inghilterra - ha spiegato il console Britannico Michael Burgoyne - i beni confiscati vengono venduti è bello vedere che da quei beni possano nascere addirittura dei prodotti come quelli della bottega di libere, oppure delle cooperative come quelle di Don Peppe Diana".
Erano presenti l'assessore regionale ai Rapporti con le Autonomie Locali Pasquale Sommese, il presidente della Commissione per il riutilizzo dei beni confiscati Antonio Amato, il commissario regionale antiracket Franco Malvano, il giudice Francesco Menditto, il referente regionale di Libera Geppino Fiorenza e il referente provinciale Fabio Giuliani, il segretario generale della Fondazione Pol.i.s. Enrico Tedesco."La Regione Campania ha collocato la lotta alla criminalità tra le priorità del suo nuovo corso", ha affermato l'assessore Sommese. "Abbiamo creato una rete attraverso la Fondazione Pol.i.s., nostro braccio operativo per le politiche di sicurezza, che coinvolge Libera e tutto il mondo dell'associazionismo impegnato a presidio della legalità", ha aggiunto Sommese."L'incontro di oggi con i magistrati britannici è importante perchè rappresenta la base per implementare al meglio le politiche di contrasto alla malavita, integrando l'operato della Regione con esperienze diverse dalla nostra qual è quella di Oltremanica. Ci attiveremo per realizzare dei momenti di confronto con altri Paesi al fine di redigere una proposta di legge europea in materia di antimafia. Non basta soltanto reprimere, per vincere la battaglia contro le mafie è fondamentale soprattutto prevenire", ha concluso Sommese.Il giudice Francesco Menditto ha invece posto l'accento sull'importanza dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata: "La nascita dell'Agenzia consentirà nel tempo di rendere più efficace il passaggio dal sequestro alla gestione definitiva dei beni appartenuti alle mafie. Fino ad ora molti intoppi si sono frapposti al reale riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati, l'Agenzia guidata dal prefetto Morcone colmerà questa grave lacuna. Il riutilizzo a fini sociali dei beni è la vera testimonianza che lo Stato si riappropria di quello che la criminalità gli aveva illegalmente sottratto".Il segretario generale della Fondazione Pol.i.s. Enrico Tedesco ha illustrato le attività della Fondazione Pol.i.s.: "I numeri parlano chiaro: la Campania è la regione più colpita dalla criminalità in termini di vittime innocenti e tra le prime in Italia per numero di beni confiscati. Ed è proprio sull'aiuto alle vittime e sulla governance dei beni confiscati che si concentra l'azione della Fondazione Po.l.i.s.", ha concluso Tedesco.
Don Giuseppe Diana fu ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sua chiesa, mentre si accingeva a celebrare messa. Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese. Spietati e sanguinari, gli uomini del clan controllavano non solo i traffici illeciti, ma si erano infiltrati negli enti locali e gestivano fette rilevanti d'economia legale, tanto da di, "per amore del suo popolo" don Peppe Diana aveva incitato i concittadini a non tacere, a dire baste ed a pretendere un cambiamento...
Il barbaro omicidio, dicono gli atti processuali, maturò in momento di crisi della camorra casalese.
In un periodo di faida interna per l'egemonia dei traffici illeciti, una fazione del clan, in lotta contro l'altra, ordinò l'assassinio di don Peppe, personaggio molto esposto sul fronte antimafia, per far intervenire la repressione dello Stato contro la banda che ormai aveva vinto la guerra per il controllo del territorio.

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di Nando Cirella
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