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"Una sentenza assai discutibile"


'Una sentenza assai discutibile'
05/02/2010, 10:02


MILANO - La sentenza del giudice di Milano che condanna i genitori di ragazzi stupratori al risarcimento della loro vittima è assai discutibile e dovrebbe suscitare un dibattito impegnato perchè investe questioni delicate del diritto e della responsabilità. In primo luogo la sentenza attenua fino quasi ad annullare la responsabilità dei minorenni autori del bestiale atto compiuto verso una bambina di 12 anni. Se lo hanno compiuto perchè non hanno ricevuto gli input morali giusti dalla loro famiglia allora
la loro colpa è il prodotto di un qualcosa che li deresponsabilizza. Questo non è accettabile. Se i genitori sono responsabili del delitto compiuto dai loro figli non dovrebbero cavarsela con un risarcimento in denaro ma dovrebbero andare in galera. La logica del ragionamento del giudice non dovrebbe fermarsi a metà, dovrebbe proseguire fino in fondo e trarne tutte le conseguenze. Ma questo è assurdo! La responsabilità penale è sempre personale e non può essere traslata. Non è poi detto che soggetti, educati nelle famiglie più severe, non possano essere autori di atroci delitti. E' accaduto tantissime volte nella storia criminale e continuerà ad accadere. Famiglie assai perbene ed assai rigorose possono produrre piccoli delinquenti che delinquono a partire da input diversi come
la convinzione del sentirsi "superiori" o per razza o per censo. Bisogna inoltre tenere conto che spesso gli stimoli della società verso i minori sono assai più forti della cultura delle loro famiglie. Quante volte abbiamo visto bambini che strillano nei supermercati perchè vogliono assolutamente comprata qualcosa che è stata negata dalle loro mamme ma che hanno visto in televisione e che pretendono? Quanti ragazzi si sentono frustati ed arrivano ad odiare le proprie famiglie perchè non hanno la livrea dei loro compagni di scuola e vogliono mocassini o pantaloni o giubbotti che non si possono permettere e per questo arrivano a rubare o ad estorcere ai più deboli di loro denaro o altro?
La formazione non può essere attribuibile soltanto alle famiglie che oggi non sono mai nelle condizioni di esercitare un controllo vero sui comportamenti dei loro figli. Spesso i genitori lavorano entrambi ed i nonni sono all'ospizio. La famiglia non è più una "società" costituita da diverse generazioni da un pezzo ed il suo peso è minimo nella educazione delle nuove generazioni. Queste sono educate in grande parte dalla scuola e dalla televisione,dai loro coetanei ed anche dai giocattoli
che vengono pubblicizzati dalla tv e che spesso hanno meccanismi di violenza inaudita, ripetitiva, ossessiva. Inoltre i giocattoli stessi sono profondamente cambiati. La mostrificazione degli "eroi" infantili iniziata qualche tempo fa tende ad appesantirsi. L'orco di una volta è un angioletto rispetto a certe figure demoniache in commercio oggi. Inoltre, a comunità coese e solidali nelle famiglie e nei quartieri, si sostituiscono persone isolate e divise per stato sociale e per interessi. Nei quartieri mancano strutture sociali che permettono l'incontro tranne la parrocchia che fornisce comunque momenti di aggregazione sempre più limitati e spesso non appetiti dai ragazzi. Possiamo affermare che i ragazzi di oggi hanno una quantità minore di rapporti sociali e di conoscenze di quelle che hanno avuto le generazioni precedenti. I rapporti sociali si sono rarefatti e spesso si viene passivizzati da ore ed ore di televisione o playstation.
Aggiungo che la società liberista spinge verso la asocialità e la sostituzione della meritocrazia a criteri di coesione e promozione sociale di tutti produce uno stato di conflitto permanente di tutti contro tutti. La competitività non si disgiunge dalla aggressività. La società meritocratica diventa società di predatori dei più forti verso i più deboli, predazione che si può spingere fino allo stupro, al ritorno all' uomo delle caverne che, armato di un grosso randello, trascina la donna per i capelli. L'idea del sesso frutto di predazione violenta è connaturata alla cultura del liberismo asociale nella quale siamo immersi a tempo pieno.
In conclusione: i giovani vanno certamente puniti. Debbono scontare la colpa di quanto hanno fatto
e debbono essere rieducati a non ripeterla. Ma gli istituti di pena per minorenni sono diventati soltanto luoghi in cui si consuma la vendetta sociale. Lo Stato liberista spende sempre meno per loro e non investe niente in progetti rieducativi che non gli interessano. Ognuno per sè in una società che diventa sempre più una giungla o un deserto. Insomma, in attesa del meglio, non cerchiamo uscite comode e facili come quelle di punire i padri per le colpe dei figli.

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di Pietro Ancona
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