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Unabomber, una condanna


Unabomber, una condanna
06/07/2009, 15:07

C'é una condanna nella vicenda Unabomber, ma non è a carico dello sconosciuto bombarolo del nordest, dopo anni di indagini ed esplosioni mutilanti, ma per un poliziotto accusato di aver alterato quella che poteva essere una 'prova principe'. Il lamierino di un ordigno inesploso attribuito ad Unabomber, infatti, sarebbe stato manomesso per costruire una prova per incastrare Elvo Zornitta, l'ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone) a lungo indagato per le vicende Unabomber con posizione ora archiviata. A dare valore alla manomissione, in primo grado, è stato il giudice di Venezia Sergio Trentanovi che ha condannato a due anni di carcere e ad altrettanti di sospensione dai pubblici uffici, pena sospesa, Ezio Zernar il poliziotto del Laboratorio di indagini criminalistiche. Il pm Emma Rizzato, che aveva sostenuto l'accusa, ne aveva chiesti quattro per violazione della pubblica custodia, falso ideologico e calunnia con quest'ultimo punto del capo d'accusa mutato dal giudice in "false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria". Zernar avrebbe costruito quella che a lungo era stata definita prima che emergesse la manomissione la "prova regina", che sarebbe stata data dalle striature (toolmarks) trovate su un lato del lamierino e compatibili con i segni lasciati da una forbice che era nelle disponibilità di Zornitta.

L'ingegnere, parte civile nel processo con l'avv. Maurizio Paniz, ha visto riconosciuto un danno di 200 mila euro (aveva chiesto 2 milioni e mezzo) e altri 100 mila euro per il patrocinio. A carico di Zernar anche le spese processuali. La sentenza, le cui motivazioni verranno rese pubbliche tra 90 giorni, è stata letta in un clima di tensione. Assente Zornitta che aveva partecipato a 11 delle 12 udienze, Zernar ha ascoltato, immobile ma visibilmente tirato, la lettura del dispositivo. Il suo legale, avv. Emanuele Fragasso, non ha parlato, e lo stesso Zernar, all'uscita del Tribunale, si è limitato a un "non commento, è solo il primo round e ovvio che si ricorre in Appello". Zernar ha raccolto la solidarietà di una trentina di colleghi che hanno atteso la sentenza (alcuni erano del pool anti Unabomber ormai sciolto) che gli hanno confermato la loro piena fiducia e stima dicendosi allibiti e sconcertati dalla sentenza. Paniz ha pensato subito a Zornitta: "é una vittoria piena, ma amara al solo pensiero che una persona abbia fatto ciò che é stato accertato e al dolore procurato a Zornitta". "Non c'é denaro che ripaghi quanto subito - ha concluso -; l'unica soddisfazione è quella sul piano personale che va condivisa con i miei collaboratori". Da parte sua Zornitta, da casa, ha detto "ho avuto paura che potesse succedere qualcosa e che, alla fine, non arrivasse la condanna che sanciva la mia totale estraneità ai fatti". "Temevo ci potesse essere - ha aggiunto - una mezza via, all'italiana, che lasciasse aperti dei dubbi. Invece, il giudice - ha concluso - si è dimostrato persona al di sopra delle parti, stabilendo la verità e restituendomi la dignità di uomo finalmente libero e al di sopra di ogni sospetto".

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di Redazione
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