Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Capo protezione civile: "Zero prevenzione e risorse"

Un'alluvione senza precedenti, si contano morti e dispersi

In serata l'Enel ripoterà la luce in Lunigiana

Un'alluvione senza precedenti, si contano morti e dispersi
26/10/2011, 19:10

LA SPEZIA - Un'alluvione-lampo ('flash flooding') da 200 mm di pioggia in sole due ore. Questa la portata dell'inondazione che si è abbattuta sull'area di La Spezia e della Lunigiana. Si tratta solo dell'ultimo «di una serie di episodi di forte intensità che si ripetono purtroppo con una certa regolarità in questa porzione di territorio. Il levante ligure e l'alta Toscana - spiega Daniele Berlusconi di 3bmeteo.com- sono zone morfologicamente complesse, con montagne di 1500-2000 m subito alle spalle del mar Ligure e con un'esposizione verso Sud-Ovest, ovvero in modo diretto alle umide correnti atlantiche che risalgono il Mediterraneo e portano le piogge al Nord Italia». «Soprattutto nel periodo autunnale, tra settembre e ottobre, il rischio di intensi fenomeni temporaleschi autorigeneranti è più elevato per via della temperatura molto alta dell'acqua del mare, che fornisce un'energia quasi illimitata allo sviluppo della cella temporalesca. Bisogna infine considerare -prosegue- il dissesto idrogeologico del territorio, fortemente antropizzato, soprattutto lungo le coste, dove le troppe costruzioni bloccano e impediscono il naturale deflusso delle acque in caso di eventi consistenti». In questi casi «si parla di flash flooding (alluvioni lampo) perchè le piogge cadono concentrate in poche ore, con picchi fino a 100 mm in un ora e 200 mm in due ore e ingrossano rapidamente gli alvei dei torrenti e dei fiumi, normalmente quasi vuoti. In totale in una porzione ristretta di territorio compresa tra Deiva Marina. La Spezia e la retrostante Lunigiana sono caduti oltre 200-250 mm, con punte di 300-350 mm in Val di Vara. Questi fenomeni, sicuramente molto rari, non sono però eccezionali, poichè hanno tempi di ritorno di circa 5-10 anni». È previsto nella serata intanto il ritorno alla normalità, per quanto riguarda l'erogazione dell'energia elettrica, in Lunigiana, in provincia di Massa Carrara, colpita dal maltempo. Lo spiega in una nota Enel che da ieri sta intervenendo con una task force di tecnici: già 100 quelli che si sono alternati mentre una terza squadra di 50 addetti prenderà servizio da stasera. Al momento, spiega Enel, «restano disalimentate quattro cabine ad Aulla e una a Mulazzo con disagi per 800 persone mentre si sta lavorando alla sostituzione del cavo strappato dalla piena del fiume Magra utilizzando un cavo-attrezzo montato su automezzo che verrà posizionato provvisoriamente per una rapida rialimentazione. Salvo imprevisti la situazione ritornerà alla normalità intorno alle 23 quando il nuovo cavo di attraversamento sarà operativo e rialimenterà 600 clienti».
Parla il Capo della protezione civile Franco Gabrielli
Niente soldi. Poca prevenzione. Zero cultura di protezione civile, nelle istituzioni e anche tra i cittadini. L'ennesima alluvione, l'ennesima conta dei morti, sono lì a dimostrare che il problema è sempre lo stesso: «in Italia - dice sconsolato il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli - c'è un problema di mancata prevenzione generale, in un territorio fin troppo antropizzato dove spesso non vengono fatti gli interventi per ridurre i rischi». Gabrielli ha convocato ieri sera il Comitato operativo della Protezione Civile e ha lasciato la sede del Dipartimento solo nel pomeriggio di oggi, per raggiungere le zone alluvionate e rendersi conto di persona dei danni provocati dalle piogge. I 500 millimetri d'acqua caduti in poco più di 6 ore nello spezzino e in Lunigiana - zone classificate ad alto rischio idrogeologico - sono effettivamente un evento eccezionale, come ammettono gli esperti. Ma forse il danno si sarebbe potuto ridurre. Gabrielli conferma: «C'è il rispetto del territorio che negli anni è venuto meno. E c'è l'abbandono, la cementificazione; le costruzioni in aree che la natura e l'esperienza ci indicavano a rischio. Mi viene da sorridere amaramente - dice in una pausa dei lavori del comitato - quando ci si lamenta delle inondazioni e poi si vedono case costruite dove non sarebbero dovute essere. Ma alla fine la natura presenta sempre il conto e al di là dei costi economici ci sono costi in vite umane che non ci potremo mai perdonare». Non vuole fare polemica, almeno non ora, il capo della Protezione Civile, che per tutto il giorno è rimasto in stretto contatto con le autorità locali, dopo aver disposto l'invio dei militari e dei volontari. «La priorità in questo momento è assistere la popolazione, cercando di alleviare loro le sofferenze. E ripristinare al più presto possibile i servizi essenziali: luce, acqua, gas, comunicazioni». Senza contare che bisogna monitorare la situazione in Calabria e Sicilia, dove sono previste forti piogge in un territorio che è in condizioni molto peggiori di quelle della Toscana e della Liguria. I conti si faranno poi. Però alcune cose sono già chiare. Come il fatto che la perturbazione era stata ampiamente prevista e annunciata. E dunque, sono state prese le necessarie misure di prevenzione? Ai cittadini è stato comunicato adeguatamente di evitare scantinati e piani terra, ponti, greti di fiumi e torrenti? «Le previsioni erano puntuali e precise, per quanto lo può essere una scienza che non è mai esatta - sottolinea il capo della Protezione Civile - e dunque il sistema di allertamento ha funzionato. Bisogna però lavorare per migliorare l'informazione alla popolazione, che deve essere messa al corrente della situazione e dei rischi che corre». Ma anche i cittadini devono fare la loro parte. E questa è la seconda nota dolente. «Ho visto foto in cui compaiono persone con gli ombrelli sui ponti o lungo il fiumi - afferma Gabrielli - ma in quelle situazioni nessuno sa quando arriva l'onda di piena. Bisogna evitare comportamenti a rischio». Ed invece? «Invece non è così. Evidentemente questo paese deve fare ancora un bel tratto di strada per arrivare ad una cultura della prevenzione ed al rispetto di se». E poi c'è il problema delle risorse, che non ci sono. Che non è certo l'ultimo dei problemi. Dal 2004 il fondo della Protezione Civile è a zero, alimentato soltanto quando ci sono emergenze da affrontare. E alcune volte neanche in quei casi: la dichiarazione di stato d'emergenza per il maltempo che ha interessato Marche, Basilicata e teramano è del marzo 2011, ma i soldi non sono mai arrivati. E la situazione è peggiorata con il Milleproroghe, nel quale è stabilito che lo Stato «può» dare i fondi solo dopo che le Regioni hanno rimodulato il bilancio, portato al massimo l'Irpef e aumentato le accise sulla benzina fino ad un massimo di 5 centesimi. «Le risorse non sono adeguate - ammette Gabrielli - e forse bisognerà aprire una volta per tutte una riflessione seria su questo problema».

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©