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Uno Bianca: sul “caso” Occhipinti una riflessione va fatta


Uno Bianca: sul “caso” Occhipinti una riflessione va fatta
04/04/2010, 14:04

“Lungi da noi entrare, anche per caso, in polemica con il Presidente dell’Associazione delle Vittime della Uno Bianca, Rosanna ZECCHI, ma, in ragione delle strumentalizzazioni che possono piovere da più parti quando è la Polizia a trovarsi sul banco degli imputati, una riflessione si impone sul permesso concesso a Marino Occhipinti, ex poliziotto condannato all’ergastolo per aver partecipato agli efferati e vergognosi delitti della banda della Uno Bianca”. Così introduce il delicato argomento Franco Maccari, leader del COISP - il Sindacato Indipendente della Polizia di Stato, spinto dalle ragioni di appartenenza ad un Istituzione dello Stato e conscio dello spessore della pagina vergognosa che ha rappresentato la banda della Uno Bianca. “Quello che vale per Occhipinti ci risulta valere per ogni cittadino che si sia macchiato di colpe gravi e meno gravi e cioè il controllo vigilante della Magistratura di sorveglianza che valuta le situazioni di persone sottoposte ai regimi carcerari e che ne disciplina il percorso. Chi parla ha ben impresso tutta la giurisprudenza di garanzia che ha accompagnato ex terroristi assassini di poliziotti verso l’itinerario prima del pentimento e poi del ravvedimento. Un percorso talmente veloce che molti di costoro non solo hanno ormai lasciato le carceri, ma si sono inseriti nei contesti del mondo del lavoro, dell’associazionismo, del volontariato. E noi , con le sempre piaghe aperte accentuate dalla mancanza dei colleghi uccisi e dal dolore dei loro familiari, ne abbiamo accettato l’iter alzando certo la voce quando, a nostro parere, le esagerazioni garantiste del sistema risultavano quantomeno offensive”. “Noi ci auguriamo che le ore di permesso concesse a Occhipinti, non debbano essere considerate le “apriporta” per una fuga in avanti di assassini conclamati, ma ci auguriamo altresì che queste ore non debbano rappresentare per qualcuno il solito tiro al piccione contro la Polizia di Stato, contro un Istituzione che, ricordiamo, con l’acume investigativo di poliziotti ha scoperto e assicurato ai magistrati altri colleghi (ora per fortuna ex!!!!!!) assassini e indegni!” Maccari conclude ribadendo che nel caso in specie “ciò che regolamenta le istanze dei carcerati e le relative proposizioni sono gli elementi giuridici in mano ai magistrati di sorveglianza, che non vanno confusi con il sincero pentimento (quello del cuore) del reo e il sentito perdono della vittima, che sono le due facce opposte della coscienza individuale, quella coscienza che non entra nei tribunali dell’uomo ma fa parte di ben più alte dimensioni”!

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di Redazione
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