Cronaca / Soldi

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Lo sfogo con la madre: "Quattromila euro o mi uccidono"

Usura, 8 fermi a Napoli: tra le vittime anche uno zio di Noemi


Usura, 8 fermi a Napoli: tra le vittime anche uno zio di Noemi
09/07/2009, 18:07

Otto persone, ritenute responsabili di estorsione ed usura aggravati dal metodo mafioso, sono state arrestate questa mattina a Napoli dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza. Le indagini hanno permesso di identificare personaggi appartenenti a due gruppi criminali: si tratta dei Pagano-Ferone, costola degli Scissionisti del clan Di Lauro, attivi a Casavatore, e del clan Reale, attivo nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio. Le vittime erano un impresario musicale, costretto a cedere quote della propria società ed a pagare 200mila euro in contanti, ed un grossista di libri, costretto a cedere la propria azienda del valore di un milione e mezzo di euro. Gli inquirenti, durante le intercettazioni che hanno incastrato gli strozzini, hanno potuto chiaramente ascoltare le minacce, intervallate dall’epiteto “fratello mio…”; intercettate anche le telefonate di un uomo che, stretto nella morsa dell’usura, parlando con la madre minaccia di togliersi la vita. Le forze dell’ordine, in esecuzione dei decreti di fermo emessi dai pm Maria Cristina Ribera e Ivana Fulco, hanno stretto le manette ai polsi di Ernesto Ferone, 42 anni; Vincenzo Pagano, detto ‘zio Vincenzo’ e ‘Sce sce’; Domenico Caiazzo, 35 anni; Massimo Minichino, detto ‘’o chiatto’, 32 anni; Assunta Vicchiariello, 45 anni; Ciro Vicchiariello, 47 anni; Salvatore Donadeo, 33 anni; Aniello Febbraio, 47 anni.
I due imprenditori vessati dagli usurai sono Alberto Costa, imprenditore musicale che dava tra l’altro lavoro anche a un neomelodico napoletano, e un grossista di libri, Benedetto Letizia, cugino del padre di Noemi, la diciottenne di portici al centro di un caso politico dopo che il premier Silvio Berlusconi si presentò alla festa per il suo diciottesimo compleanno. Benedetto Letizia era stato preso di mira dai Ferone-Pagano, costola degli Scissionisti di Secondigliano, ed il 15 di ogni mese era costretto a consegnare loro tremila euro; dopo aver venduto tutti gli immobili di sua proprietà, l’uomo ha tentato due volte il suicidio. La sua disperazione è palese nelle telefonate intercettate dalle forze dell’ordine. “Mi servono 4000 euro per stamattina, - dice l’uomo sfogandosi con la madre, - altrimenti questo mi uccide. Non li tengo!”. Nelle telefonate captate dagli inquirenti, anche tracce dei due tentativi di suicidio, estremo tentativo di scappare agli usurai. “Mi sono appena svegliato, - dice l’uomo, parlando con un’altra vittima degli strozzini, - perché ho preso 800 gocce per levarmi di mezzo”. Fino a quando arriva la decisione di denunciare tutto: “Ora sono pronto per il magistrato, - dice in un’altra telefonata, - per condannare quei tre che mi hanno ucciso”.
Intercettate dagli inquirenti anche diverse minacce degli strozzini. In una telefonata con l’impresario Alberto Costa si sente uno di loro, identificato come Donadeo, che dice: “Vuoi vedere che se oggi vado dai compagni miei ad Afragola, devono morire i miei figli, io lo studio dalla sera alla mattina te lo faccio chiudere. Adesso dice che ti sei messo socio con quest’altro scemo, come si chiama? Nico Desideri (un neomelodico napoletano, ndr)… non lo faccio cantare più”.

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di Nico Falco
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