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Le vittime avevano 50 e 48 anni

Valanga sul Cristallo muoiono due scialpinisti

La tragedia sarebbe avvenuta ieri

Valanga sul Cristallo muoiono due scialpinisti
19/02/2012, 20:02

CORTINA  - La nemesi per il ristoratore Giovani Gellera, 50 anni, di Conegliano (Treviso), ha il colore immacolato della neve fresca e la pericolosità di una valanga che travolge e non perdona una seconda volta. Quella valanga che lui stesso provocò nel 2009 durante un fuoripista e che ieri sul Cristallo lo ha seppellito, uccidendolo insieme all'istruttore del Cai Mario Sardi, 48 anni, di Treviso. È un destino bizzarro, quasi da tragedia greca, quello che ha accompagnato Gellera dal 25 gennaio 2009, quando venne denunciato, processato e poi assolto (pur avendo ammesso parzialmente l'imprudenza), per aver causato, sciando fuoripista, tre slavine sulla pista Forcella Rossa di Ra Valles, per fortuna senza vittime, per le quali si mobilitarono 60 volontari con l'ausilio degli elicotteri. Sono stati proprio i mezzi aerei a individuare stamani a 2.200 metri di quota le sue tracce, semisepolte sotto la neve. Gellera e Sardi, espertissimi scialpinisti, erano stati visti l'ultima volta ieri mattina sul versante del Cristallo, all'altezza di Son Forca. Il loro cellulare aveva poi suonato a vuoto, facendo scattare prima l'ansia dei familiari e poi le ricerche del Soccorso alpino. L'auto dei due è stata trovata parcheggiata alla partenza della funivia del Faloria. Appena fatto giorno, si è levato in volo un elicottero del Suem di Pieve di Cadore che ha fatto scendere i soccorritori e i cani ai piedi della valanga. Il debole segnale dell'Arva ha permesso di ritrovare il primo corpo, seppellito sotto un metro e mezzo di neve. I cani hanno poi scoperto a qualche metro di distanza il secondo cadavere. Secondo una prima ricostruzione, i due scialpinisti stavano percorrendo con gli sci il traverso alla base del canale Bernardi per raggiungere il punto in cui, sci alla mano, si risale con gli scarponi. Quando si sono mossi, sotto i loro piedi si è staccato un lastrone di accumulo di neve che li ha trascinati a valle per quasi 300 metri. Un incidente che si è verificato in un inverno caratterizzato da poca neve sulle cime di Cortina. Ma anche 20 centimetri, con il vento - ammonisce Mauro Dapoz, Capo stazione di Cortina del Corpo nazionale Soccorso alpino - formano grosse creste sugli strapiombi, in cima alle montagne. «Basta un primo giorno di caldo - spiega - e queste creste si staccano». Sull'ipotesi che i due abbiano commesso un'imprudenza, Dapoz non si sbilancia. «È difficile valutare - dice -. Questi li conoscevamo, erano bravi ragazzi, andavano spesso a fare scialpinismo. Però qualche volta bisognerebbe fermarsi un po’ prima».

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di Valerio Esca
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