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Su D'Alema:"Non possiamo chiuderci in difesa"

Veltroni:"Berlusconi deve chiarire o dimettersi"

L'ex leader del Pd su caso Ruby:"Il Cav Pensi agli italiani"

Veltroni:'Berlusconi deve chiarire o dimettersi'
22/01/2011, 12:01

Alla convention organizzata dal Partito democratico al Lingotto, Walter Veltroni si dimostra scandalizzato e al contempo deciso:"O Berlusconi può chiarire tutto davanti ai magistrati, e non credo che sarà in grado di farlo, oppure per una volta non pensi a se stesso ma a 60 milioni di italiani, e faccia un passo indietro e si dimetta".
Dopo aver definito "agghiaccianti" le parole di "un uomo di Governo che minaccia i giudici e la cosa più grave è che lo fa davanti al tricolore. Quel tricolore per il quale molti magistrati hanno dato la vita", Veltroni ha invitato l'opposizione a non dividersi in caso di ritorno alle urne anticipato. Il rischio, infatti, è quello di favorire ancora una volta Berlusconi come accadde nel non troppo lontano 1994.

PD: OBIETTIVO PRIMO PARTITO IN ITALIA
L'ex segretario nazionale del Partito democratico non nascondo la propria ambizione, e si dice convinto del fatto che il suo partito può porsi "l'obiettivo realistico" di "diventare il primo partito italiano" capace di "guidare il Paese verso il cambiamento". L'ennesimo, vuoto trionfo di di buoni propositi, moniti, inviti all'innovazione ed alla coesione al quale oramai credono sempre meno italiani.

DISCORSO ALL'OPPOSIZIONE
"In questi mesi ho sostenuto che andare a votare in questo clima - ha affermato un Veltroni particolarmente in vena di retorica - e con questa legge elettorale sarebbe la peggiore delle soluzioni. E lo confermo. Ce n'è una soltanto di soluzione ancora peggiore: la livida prosecuzione di un governo al tempo stesso inesistente e pericoloso, con un ulteriore imbarbarimento della situazione nazionale. In questo caso sì, credo che le opposizioni, unite, dovrebbero chiedere le elezioni. Ma sarebbero elezioni che non si possono perdere, pena rischi gravi per l'Italia. Per questo solo un appello voglio rivolgere a tutti noi. Non si ripeta mai più il tragico errore del '94 quando le divisioni nel campo democratico spianarono la strada all'avventura berlusconiana".

LA FRECCIATA A D'ALEMA
Come prevedibile, è arrivata poi la frecciata a Massimo D'Alema e, quindi, indirettamente, a Pier Luigi Bersani:"Questo non è nuovismo, è realismo - ha infatti osservato Veltroni riferendosi alle accuse lanciate da D'Alema - in un mondo nel quale tutto cambia velocemente, se i democratici si chiudono in difesa, non potranno impedire il cambiamento. Semplicemente dovranno rassegnarsi a subirlo, a vederlo procedere sulla base di valori e interessi altrui, anziché essere loro, almeno in parte, a produrlo, guidarlo e orientarlo".
Ma qualcuno dovrebbe magari spiegare all'ex numero uno democratico che, se sul serio il partito si decidesse a smuoversi dalla mediocrità nella quale poltrisce per avviarsi verso una reale operazione di rinnovamente, il primo a dover levare le tende (magari recandosi in africa, come aveva promesso in caso di sconfitta elettorale) dovrebbe essere proprio lui. Il problema, il dramma di questa opposizione troppo spesso connivente e litigiosa, è il non essere fornita di nessun personaggio credibile ed in grado di utilizzare l'arma della coerenza contro il neorelativismo benaltrista ed amorale di matrice berlusconiana.

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di Germano Milite
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