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Il governatore chiude ad ogni ipotesi di governo tecnico

Vendola si candida e "minaccia" la sinistra


Vendola si candida e 'minaccia' la sinistra
19/07/2010, 18:07

BARI - Un mezzogiorno di fuoco (e non solo per le temperature) chiude la tre giorni delle "fabbriche" vendoliane e lancia, ufficialmente, la candidatura del governatore pugliese per le primarie del 2013. Ai numerosi giovani presenti all'interno del villaggio turistico vista mare divenuto per tre giorni un "laboratorio politico", Vendola infatti conferma:"Mi candido a ricostruire il cantiere dell’alternativa, se il centrosinistra si presenta senza la voglia di pronunciare parole chiare sulla voglia di cambiamento radicale". Ed è proprio dalla critica e dalle stoccate ai "compagni-rivali" del Pd che il leader di Sinistra ecologica e libertà parte per proporre la sua candidatura e quel rilancio verso il nuovo da anni annunciato ma mai neppure sfiorato:"Mi candido a sparigliare i giochi del centrosinistra, se il centrosinistra si presenta come una vecchia liturgia"; incalza infatti Vendola che poi ricorda:"E perché a me è accaduto due volte di dover sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra".
Per il governatore, difatti, il centrosinistra "non fa un discorso capace di interpretare la crisi del mondo, dell’Europa, dell’Italia, ha paura di esprimere fino in fondo le proprie ragioni e continua a coltivare una certa simpatia per la sconfitta". E quindi, le primarie, che molti osservatori e politici prevedono anticipate di non poco rispetto alla data ufficiale del 2013, "non sono una minaccia per il Pd, sono una minaccia per la cattiva politica, sono la riappropriazione da parte di un popolo delle scelte fondamentali".
Tra gli applausi scrocianti Vendola poi attacca violentemente l'attuale maggioranza di governo osservando che:"C’è una esibizione impudica di un potere verminoso che oggi vede una ribollente esplosione di questione morale, una processione di camorristi, di massoni deviati che accerchia palazzo Chigi". La risposta e l'alternativa all'attuale esecutivo di centrodestra, differentemente da quanto affermano ad esempio Pier Ferdinando Casini e Massimo D'Alema, non sono però assolutamente da ritrovarsi nella creazione di un governo di larghe intese (o tecnico) visto che "si è consumata una stagione politica. Abbiamo bisogno di chiudere questa esperienza, di liquidare il berlusconismo e di tornare alle urne".
Applausi che piovesse arrivano anche quando il numero uno della Puglia definisce "un eroe" Carlo Giuliani ed imbarazzato silenzio quando invece le "fabbriche" di Sel vengono paragonate a quelle di Comunione e liberazione in quanto a capacità di creare un nuovo trande politico, culturuale e sociale.

FOLLINI:"VENDOLA CI SFIDA, PD DEVE RISPONDERE"
E sulle dichiarazioni vendoliane scrive alcune considerazioni anche il senatore del Pd Marco Follini che, sul quotidiano "Il Riformista", dedica l'intera rubrica "il democentrico" proprio alla sfida lanciata dal leader di Sel.
"In queste ore si fa un gran parlare della candidatura di Nichi Vendola. Onore al merito - esordisce infatti Follini -. È un leader interessante, suggestivo, autentico. Ma il suo affacciarsi fin sulle soglie del Pd presuppone un mutamento profondo del nostro carattere politico. Ci eravamo presentati ai nostri elettori poco più di due anni fa tagliando di netto con quel mondo e rivendicando la nostra ‘solitudine’ come pegno del nostro riformismo e della nostra capacità di governo. Si può dire: abbiamo sbagliato, cambiamo linea. Ma occorre, appunto, dirlo. E dar modo a chi non è d’accordo di prendere un’altra strada. Quello che non si può fare è affidarsi alla fabbrica di Nichi e insieme tifare per la ragionevolezza sindacale a Pomigliano, per il rigore dei conti pubblici ‘alla tedesca’ e magari pure per il consociativismo alle Ferrovie dello stato. Appena qualche ora prima dalle nostre parti si era levato più di un appello a favore di un governo di unità nazionale per fronteggiare l’emergenza che sentiamo arrivare. Ne aveva parlato D’Alema, accompagnato dall’inedito applauso di Franceschini - sottolinea il democratico -. E dalle parti di Bersani e Letta non s’era sentito l’odore di zolfo, tutt’altro. Ora, con qualche ardimento si può sostenere che perfino Vendola a suo modo si muove alla ricerca di intese più larghe, spaziando da Comunione e liberazione, evocata come ‘modello’, a Carlo Giuliani, citato addirittura come ‘eroe’. Ma è evidente che stiamo parlando di cose diverse, molto diverse". 
Vendola ci sfida. È un suo diritto. Il nostro dovere -
chiosa Follini nel suo articolo che apparirà domani sul Riformista - è di opporgli una risposta chiara. Da molto tempo il Pd è diventato il regno dell’ossimoro. Si estende su un territorio programmatico così largo che non c’è quasi argomento che non registri tra di noi punti di vista agli antipodi. Doveva essere la nostra risorsa, è diventato il nostro problema. Per giunta ci siamo dati una leadership gentile, che forse non è propriamente la via più breve che porta alla sintesi. Poi però arriva un punto da cui si dirama un bivio. E lì, ogni doppiezza finisce, che lo si voglia o no"

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di Germano Milite
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