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Chiamati poliziotti, si arrendono al "lei non sa chi sono"

Venezia: tassista rifiuta di accettare disabile


Venezia: tassista rifiuta di accettare disabile
10/09/2010, 16:09

VENEZIA - Era una serata come le altre per Alessia, uscita con la sorella ed un gruppo di amici. Poi alla fine della festa, c'era da tornare a casa con la sorella, ma l'ultimo vaporetto era partito. Non c'era che da tornare via terra; ma è estremamente faticoso, quando bisogna attraversare tanti ponti su una sedia a rotelle. Perchè Alessia 8 anni fa ha avuto un incidente e da allora non ha più l'uso delle gambe. Ma si sa, sugli amici si può sempre contare. E così, appena la vedono in difficoltà, fermano un tassista per tornare tutti a casa. Ma l'uomo, appena vede Alessia subito tira fuori qualche scusa: "No, non ho la pedana, e poi ho mal di schiena". Un no che non si schioda neanche davanti alle insistenze dei giovani. Finchè uno chiama al cellulare la Polizia. La macchina è sollecita ad intervenire ma, come raccontano i protagonisti della vicenda, i poliziotti diventano morbidi come burro, appena il guidatore fa notare "sono parente di..." un personaggio famoso a Venezia. Sicchè il tassista va via senza problemi e senza subire sanzioni.
Alla fine Alessia è tornata a casa con un altro taxi, senza problemi nè altro: i suoi amici l'hanno presa in braccio per salire in macchina; la carrozzella debitamente piegata nel bagagliaio, e via.
Quando è stata resa nota la vicenda, sono partite subito le scuse. Innanzitutto quella del responsabile dei tassisti in quella zona, Silvio Dal Zennaro: "L’episodio anomalo mi sconcerta, mi scuso a nome di tutti i tassisti per il comportamento offensivo del mio collega nei confronti di questa giovane donna. Probabilmente ci sarà una lettera di richiamo. È stato disdicevole". Poi dall'Assessore alla Mobilità swlk Comune, Ugo Bergamo: "E’ un episodio increscioso, che finirà sicuramente in commissione disciplina, perché lede il senso di civiltà di questa città. L’azione, già di per sé condannabile del tassista, peggiora a maggior ragione vista l’attenzione che l’amministrazione ha da sempre nei confronti di queste problematiche. I taxi creati appositamente per il trasporto di persone disabili sono due ma molti altri hanno la pedana. Se il tassista non era in grado di gestire la situazione da solo avrebbe dovuto chiamare i colleghi e farsi aiutare".
Ma chi riparerà al grave danno alla dignità di Alessia? E al danno alla dignità a tutte le persone disabili, a cui viene negato l'accesso anche ai servizi più elementari?

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di Antonio Rispoli
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