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Da Taranto a Bologna, passando per l'Aquila

Verrà costruito un gasdotto tra parchi naturali e faglie sismiche?

Proteste tra la popolazione, che si appella all'Europa

Verrà costruito un gasdotto tra parchi naturali e faglie sismiche?
05/01/2011, 10:01

ROMA - Parco naturale del Gran Sasso, della Maiella e dei monti SIbillini, il Parco regionale del Velino-Silente, il lago di Capaciotti, Macchia Buia, Alpe di Luna... sono solo alcuni dei tesori naturali del nostro territorio - alcuni conosciuti, altri no - che la Snam rete gas e la British Gas si apprestano a distruggere per sistemare un gasdotto che vada da Massafra, in provincia di Taranto - dove c'è uno dei terminali di gas proveniente dall'Algeria e dalla Libia - a Minerbio, in provincia di Bologna. Con un percorso che sembra scelto apposta per toccare le parti più incontaminate degli Appennini italiani. E si tratta di un tocco distruttivo: si tratta di porre in opera un tubo di poco più di un metro di diaemtro in una trincea di protezione di 5 metri e con 20 metri di servitù da ambo i lati. Quindi 40 metri che tagliano a fette parchè regionali e tesori naturali; a cui vanno aggiunte le strade necessarie per permettere ad escavatori, camion ed altri mezzi pesanti di raggiungere ogni singolo metro del percorso. Insomma, un totale scempio ambientale.
Ma non basta, perchè il tubo passerà per il Comune di L'Aquila, a poca distanza dall'epicentro del terremoto del 6 aprile 2009, per poi entrare in Umbria e passare non distante dall'epicentro del terremoto che colpì quella regione nel settembre 1997. .
In teoria ci sarebbe una soluzione molto più semplice: raddoppiare il gasdotto che già corre lungo la costa adriatica; soluzione inizialmente presa in esame ma poi scartata per le "eccessive criticità".
E c'è una stranezza: la comunicazione di questa opera, nei Comuni abruzzesi, è arrivata l'8 aprile del 2009, due giorni dopo il sisma. Una comunicazione a cui il Comune doveva rispondere entro 30 giorni, con la clausola del silenzio-assenso: se non risponde, è d'accordo. E' evidente che in quei giorni nessuno pensava a rispondere a chicchessia, con la città distrutta e centinaia di morti. Quindi i 30 giorni sono spirati senza che nessuno neanche leggesse quel documento. Solo tempo dopo i Comuni, le Province, e i comitati di cittadini che sono sorti contro questo progetto hanno avuto cognizione id quello che era successo e hanno fatto ricorso alla Comunità europea, per bloccare un'opera che, così come progettata. serve solo a distruggere le bellezze naturali della nostra penisola.

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di Antonio Rispoli
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