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Per gli inquirenti il morso al seno delle vittima è il suo

Via Poma, Busco si dichiara innocente


Via Poma, Busco si dichiara innocente
19/07/2010, 19:07

ROMA - Raniero Busco, al termine dell'odierna udienza sull'omicidio di Via Poma, si sfoga e si dichiara innocente:"E' una sofferenza, la mia vita si è fermata, non ci sono prove: la mia forza è l'innocenza".
Busco è infatti accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Simonetta Cesaroni, accoltellata mortalmente negli uffici capitolini degli Ostelli della gioventù il 7 agosto del 1990. Apparso provato da un processo che dura da anni, l'imputato ha poi aggiunto:"È tutto assurdo, siamo arrivati alla tredicesima udienza e mi sembra che di prove concrete e certe non ce ne sono. È tutto basato su ipotesi che non fanno altro che aumentare i dubbi che già ci sono. Io non mi sento tranquillo, ma ho fiducia. Non ho fatto niente, la mia forza è l'innocenza. Penso che si stia andando a senso unico".
Di diverso avviso si presenta però l'accusa che, con  i consulenti del pm, si rivolge direttamente ai giudici della III Corte d'assise di Roma sostenendo difatti la corrispondenza dell'arcata dentale di Busco con i segni di incisivi trovati sul seno sinistro della ragazza brutalmente uccisa 20 anni fa. Come si legge anche sul Corriere della Sera, sono ben 13 le udienze che sono state tenute fino ad oggi e, nell'ultima, sono stati ascoltati come testimoni  il direttore dell'Obitorio dell'Istituto di medicina legale dell'università 'La Sapienzà di Roma, Osrem Carella Prada, i medici odontoiatri Domenico Candida e Paolo Dionisi, ed anche il capitano del Ris di Roma Claudio Ciampini.
Assente Salvatore Volponi, il datore di lavoro di Simonetta Cesaroni che doveva essere ascoltato quest'oggi dai giudici della terza Corte d'Assise. L'importante assenza dell'uomo è stata giutificata dal suo legale, Maria Antonella La Mazzi.
L'avvocato ha difatti presentato un certificato medico che attesta l'impossibilità di Volponi a partecipare all'udienza per uno stato di "depressione marcata ed ansia che raccomanda di evitare qualsiasi situazione che possa creare stress". La Corte d'Assise, riscontrando in tutte le precedenti udienze lo stesso tipo di assenza giustificata da parte del testimone, ha così deciso di applicare l'artico 512 del codice penale che prevede l'acquisizione delle dichiarazioni da parte del teste impossibilità a deporre in tribunale.

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di Germano Milite
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