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Guzzardi si difende: “Dovevo tutelarmi da persecuzione”

Volantino Br al Giornale, la Digos: è stato il giornalista


Volantino Br al Giornale, la Digos: è stato il giornalista
25/11/2009, 20:11

GENOVA – Le indagini avviate sul volantino firmato Brigate Rosse ed inviato alla redazione genovese del Giornale hanno portato ad un risultato inaspettato. Gli agenti della Digos hanno rintracciato l’autore della missiva: è Francesco Guzzardi, proprio il collaboratore minacciato. Il giornalista, denunciato per procurato allarme, ha spiegato di aver agito per tutelarsi, perché minacciato.
La lettera minatoria, scritta a mano e con una stella a cinque punte, era stata rinvenuta la settimana scorsa sotto la porta d’ingresso della redazione ligure del quotidiano. Conteneva minacce nei confronti della redazione, del capo della sede Massimiliano Lussana e del giornalista collaboratore Francesco Guzzardi, “colpevoli” di aver compiuto inchieste giornalistiche sulla Valbisagno. “Non abbiamo ancora deciso, - si legge nella lettera, - se spaccare prima il culo al vostro servo Guzzardi l’infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete”.
Subito era partita la denuncia ed erano state avviate le indagini, che hanno appurato che a scrivere quella lettera è stato lo stesso Guzzardi, che è stato quindi denunciato per simulazione di reato e procurato allarme. La svolta decisiva sarebbe arrivata proprio dal giornalista, che avrebbe deciso di raccontare tutto alla Digos perché le minacce di cui era oggetto erano terminate. Lussana, nel dichiarare il proprio stupore per quanto emerso, ha voluto ringraziare “lettori ed istituzioni per la solidarietà e la vicinanza espresse in questi giorni al Giornale”.
Guzzardi avrebbe confessato agli agenti di aver agito per tutelarsi. A suo dire infatti è stato oggetto nelle scorse settimane, insieme alla sua famiglia, di gravi minacce da parte di malavitosi e di nomadi della periferia genovese. Per queste minacce aveva presentato tempo fa una denuncia ai carabinieri di Molassana. “Un uomo mi perseguitava da mesi fin a quando, mentre mi trovavo insieme a mia figlia di appena due anni e mezzo, mi ha puntato una pistola addosso minacciandomi di morte, - ha dichiarato Guzzardi, - questo è successo in seguito alle mie denunce della sua attività criminale fatte sul Giornale, per cui lavoro come collaboratore esterno. Non avendo ottenuto riscontri oggettivi ho deciso di tutelarmi con questa lettera”. “Quest’uomo è uno spacciatore, - continua Guzzardi, 49 anni, - per mesi mi ha minacciato. Mia moglie non esce di casa da due mesi. Il 5 ottobre scorso ho sporto una denuncia dai carabinieri a suo carico, ma non c’è stato alcun esito. Così ho pensato che una falsa lettera minatoria avrebbe spaventato l’uomo che mi perseguitava, inducendolo a smettere”. Secondo quanto riferito dal giornalista, l’eco mediatica avrebbe sortito gli effetti sperati, e la persecuzione sarebbe improvvisamente cessata. “A quel punto, - ha continuato Guzzardi, - mi sono autodenunciato alla Digos pur sapendo che gli inquirenti non avrebbero avuto alcuna possibilità di scoprire la verità. Infatti per produrre la lettera ho usato per metà un normografo e per metà ho scritto con la sinistra e certamente sulla carta non ho lasciato impronte. Non cercavo alcun tornaconto personale, se non quello di garantire l’incolumità a me e alla mia famiglia”.

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di Nico Falco
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