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REFERENDUM: meno 3 alle urne, pronti per il rush finale

Voto all’estero: Di Pietro chiede il “quorum ridotto”

Niente cappelli: in piazza senza bandiere e senza simboli

Voto all’estero: Di Pietro chiede il “quorum ridotto”
09/06/2011, 10:06

ROMA – C’è chi andrà a votare, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, chi invece no, come il leader della Lega Umberto Bossi. C’è chi ritiene che andare alle urne sia un “dovere civico” (vedi il presidente della Repubblica), chi invece, il centrodestra ne è l’esempio, rivendica il “diritto” di astenersi. A tre giorni dall’apertura delle urne sui referendum ognuno dice la sua in merito, ma è soprattutto il caso del voto all’estero a tenere banco in queste ultime ore.
Secondo Antonio Di Pietro, leader dell’IdV, il voto degli italiani residenti oltreconfine potrebbe compromettere il raggiungimento del quorum sul nucleare. Sono circa 3,2 milioni gli italiani all’estero che hanno votato prima del 2 giugno, ovvero prima che il quesito sull’atomo fosse riformulato il 6 giugno: adesso cosa sarà, dal momento che “è impossibile – ha assicurato il ministro Elio Vito – una nuova stampa delle schede”? Quei voti espressi saranno conteggiati oppure no? Su questo si pronuncerà la Corte di Cassazione, ma solo lunedì, ad urne chiuse.
Qualora i voti espressi all’estero dovessero essere decisivi per il successo della consultazione, il leader dell’IdV ha già pronte le contromosse. Prima dell’inizio dello spoglio presenterà infatti alla Cassazione un’istanza per chiedere ai giudici di far valere per il nucleare un “quorum ridotto”, sottraendo dal calcolo i non residenti in Italia, che su quel tema non hanno potuto esprimersi. Ma se ciò non dovesse avvenire, Di Pietro è pronto anche a sollevare un conflitto d’attribuzione davanti alla Consulta contro il governo, per non aver permesso a tutti gli italiani di esprimersi.
Intanto, però, la partita del quorum si gioca innanzitutto sulla scelta degli italiani di andare alle urne piuttosto che al mare, domenica. I comitati promotori hanno in serbo una miriade di iniziative, dai flash mob alle manifestazioni di piazza, per il rush finale: anche i partiti del centrosinistra sono in prima fila per la mobilitazione per i “quattro si”. E senza metterci il cappello: senza bandiere nè simboli ed è proprio questo il motivo per cui Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro non saliranno sul palco di piazza del Popolo, nella kermesse organizzata per venerdì, ma lasceranno la parola a esperti e società civile.

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di Antonio Formisano
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