Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Il cadavere nel luogo del ritrovamento da sempre

Yara: due aggressori, ma non familiari

Esclusa la pista satanica: sul corpo nessun simbolo

Yara: due aggressori, ma non familiari
15/03/2011, 12:03

BERGAMO – Per il procuratore aggiunto di Bergamo, Massimo Meroni, gli aggressori di Yara Gambirasio sarebbero almeno due: sul corpo della ragazzina, infatti, sono state trovate tracce di dna sia maschile che femminile. Queste tracce, non rinvenute sulla batteria del cellulare, come precedentemente detto, ma sui guanti che Yara aveva in tasca, ricondurrebbero “a due profili che non appartengono alla bambina e tantomeno ai suoi familiari. Non appartengono neppure al resto dei dna finora raccolti nel database”. Se niente di sicuro può ancora essere detto sul fatto che l’aggressore di Yara viva nella zona del ritrovamento o no (anche se, visto il posto in cui il corpo è stato rinvenuto, è presumibile che chi ha compiuto il gesto conosca molto bene quel luogo), è accertato, invece, che il cadavere sia sempre stato nel punto in cui è stato ritrovato, fin dal momento della morte. Ne è convinto il magistrato, Massimo Meroni, che nel corso di una conferenza stampa indetta per fare il punto sulle indagini, ha premesso la mancanza “di novità significative”. Da Meroni arriva anche un monito alle modalità con cui l’informazione pubblica si sta occupando e sta trattando il caso: “Non è possibile andare avanti per mesi, sentendo chiacchiere inutili in tv, fondate sul niente”. Un altro punto affrontato dal magistrato è quello della violenza sessuale: non ci sono segni evidenti, se non il fatto che il reggiseno era indossato, ma sganciato. E infine l’ultima precisazione arriva sulla ventilata ipotesi di una pista satanica come movente del delitto. Anche in questo caso il procuratore aggiunto frena, ammettendo che sono stati ritrovati dei tagli sul corpo di Yara, “ma non risulta che questi compongano un disegno particolare o simbolico”.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©