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Il consigliere Pdl parla di "complotto"

Zaccai: "Dopo coca-party ho paura per la mia vita"


Zaccai: 'Dopo coca-party ho paura per la mia vita'
04/07/2010, 16:07

ROMA - "Temo per la mia vita, sono sconvolto”. Il consigliere provinciale del Pdl Pier Paolo Zaccai ancora non ci crede e dice di non ricordare bene cosa è successo. Intanto, ha confermato di aver partecipato al festino a base di coca organizzato giovedì notte nel quartiere Appio, a via Manlio Torquato. Una festicciola quasi innocua, se non fosse stato per la “roba” che continuava a girare tra gli invitati e per i trans . In fondo, però, Zaccai continua a sostenere che si sia trattato di un “complotto” a suo danno e che lui è assolutamente estraneo alla vicenda: “In quell'appartamento sono stato aggredito e malmenato. Ma non sono in grado di ricostruire ancora la dinamica dei fatti, mi ricordo solo che c'erano diverse persone".
Intanto, gli inquirenti stanno esaminando gli elementi a loro disposizione, aiutati dal legale di parte Domenico Stamato, già ex difensore di Zaccai (dopo poche ore, infatti, l’avvocato è stato sostituito da un altro, scelto dal partito). "Sulla vicenda restano dei punti oscuri” - aveva dichiarato Stamato sabato mattina, quando ancora era autorizzato a parlare – “Zaccai infatti è stato ascoltato dalla polizia senza un legale e dalle perquisizioni non è stata trovata cocaina né la pistola". La polizia non ha mai sostenuto di aver trovato la pistola al festino, ma di averla "cautelativamente sequestrata, contestualmente alla revoca del porto d'armi", dopo aver appreso, per ammissione dello stesso consigliere, che aveva fatto uso di cocaina.
Inoltre, spiega il legale, il consigliere non era in condizione di intendere e di volere, perché, come peraltro avrebbero confermato i medici dell’ospedale Grassi dove Zaccai era stato portato subito dopo il coca-party, era sedato.
Il consigliere Pdl da ieri è fuori Roma, ospite di amici che lo stanno aiutando a riprendersi. Non ha più parlato con la moglie dalla mattina in cui è finito in ospedale al termine del coca-party. Al vaglio degli inquirenti ci sono i due computer che i transessuali avevano con sé: dovessero spuntare filmati compromettenti di quella notte, l'ipotesi del complotto potrebbe prendere piede. Al momento in Procura resta aperto un fascicolo contro ignoti per cessione di stupefacente.

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di Ornella d'Anna
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