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L'Istituto San Raffaele nell'occhio del ciclone

Zammarchi: Tangenti anche a Rotelli, in Italia funziona così

Il costruttore è indagato per il crac dell'ospedale milanese

Zammarchi: Tangenti anche a Rotelli, in Italia funziona così
02/01/2012, 21:01

MILANO - L’atmosfera è quella di una nuova Mani Pulite. E le polemiche si accendono proprio nel giorno dei funerali di don Luigi Verzè, il fondatore dell’Istituto San Raffaele di Milano: “Io ho lavorato anche per Rotelli al San Donato, e anche lì si pagava la percentuale”. Non usa giri di parole Pierino Zammarchi, il costruttore indagato nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta dell’ospedale. 
Giuseppe Rotelli, invece, è il re della sanità lombarda, imprenditore alla guida dell’Ircss policlinico San Donato che ha presentato un’offerta di 305 milioni per rilevare l’ospedale sommerso dai debiti.

Stando alle parole di Zammarchi, c’è un “meccanismo di pagamenti” che “funziona dappertutto e per chiunque vuole lavorare, da Roma a Milano, dalla Sicilia alla Sardegna”. E questa “percentuale” sarebbe stata pagata anche a Giuseppe Rotelli. E questa percentuale si può considerare una tangente? Il costruttore non ha dubbi: “Certo”. Zammarchi, però, si è anche affrettato a spiegare che si riferiva a tanti anni fa e che non erano tangenti in senso stretto ma, appunto, “percentuali”. “Si fa un contratto e si paga una percentuale ma questo sul pubblico accade dappertutto -spiega -  Invece questo era un ospedale privato ed è diverso”. Un sistema, commenta ancora Zammarchi, “che va avanti da quando ho cominciato a lavorare io, nel Cinquanta”. Vecchie tradizioni italiane, insomma.

Immediata la smentita di Rotelli, che nega di aver conosciuto il costruttore e a maggior ragione di aver ricevuto tangenti. L’imprenditore ha anche annunciato che prenderà iniziative legali per tutelare la sua immagine.

Tutto accade mentre l’offerta presentata da Rotelli per il San Raffaele è all'esame dei commissari straordinari nominati dal tribunale. Ad un primo esame la proposta appare corretta e rispondente al bando di gara. Proprio per questa ragione, secondo alcune indiscrezioni, la cordata formata dallo Ior e dalla famiglia Malacalza, che pareva aver fatto un passo indietro, starebbe invece studiando un rilancio rispetto ai 250 milioni offerti inizialmente.

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di Gaia Bozza
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