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Identikit dell'autore del folle gesto

Zio assassino a Monte di Procida: soffriva di psicosi bipolare


Zio assassino a Monte di Procida: soffriva di psicosi bipolare
15/11/2010, 22:11

Antonio Raffaele Spinelli, lo zio assassino che ieri sera, domenica 14 novembre, ha ucciso la sua nipotina di soli due mesi, era in cura, da tempo, all'Unita' Operativa di Salute Mentale di Pozzuoli. Soffriva di psicosi bipolare, vale a dire alternava stati di maniacalità a fasi depressive. Ma, dicono i medici, ''non si e' trattato di una situazione di allarme non ascoltata'' come in molti invece hanno urlato. “Niente faceva presagire un gesto del genere'', spiega il responsabile dell'Unita' Operativa, Gennaro Perrino. C'e' un aspetto, sottolinea il medico, da non sottovalutare in questa storia: l'uso di sostanze stupefacenti, cocaina, che da anni accompagnava la vita del ventinovenne. L'omicida, che ha avuto un primo contatto con l'Unita' Operativa di Salute Mentale già a 16 anni (oggi ne ha 29) era stato anche in una comunità terapeutica con doppia diagnosi, cioè per quelle persone che hanno disturbi psichici ma anche problemi di tossicodipendenza.
''Aveva seguito l'intero percorso e ne era uscito bene - spiega Perrino - ma poi, secondo quanto ci risulta, ha ripreso a fare uso di droga''. Lo scorso 27 ottobre i vigili urbani di Monte di Procida ed i medici dell'Unita' Operativa erano intervenuti per una segnalazione relativa proprio ad Antonio Raffaele. ''Aveva dato uno schiaffo al cognato - spiega ancora Perrino - Quel giorno fu sottoposto ad un intervento di cure domiciliari. Poi, il giorno dopo, si presentò regolarmente al controllo. Rifiutò di assumere i neurolettici, decidendo di fare uso solo degli stabilizzanti dell'umore. Gli fu riscontrata un'ansia reattiva, ma non c'era una situazione di grosso allarme''. Questo, sottolinea ancora l'esperto, spiega anche perché l'uomo non fu sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio: ''Non c'erano gli estremi. Del resto che la situazione non fosse allarmante, lo dimostra anche il comportamento dei suoi stessi familiari che non ci hanno mai segnalato situazioni particolarmente pericolose''. In paese Antonio Raffaele, Lello il biondo, lo conoscono tutti. Lo descrivono come una persona solitaria, educata, tranquilla. Normale. Ma con problemi alla testa.
Le giornate di Lello, a Monte di Procida, erano tutte uguali: un caffe' la mattina al bar dei Giovani, tante passeggiate, poi una birra, la sera al bar. ''Non parlava mai con nessuno, stava sempre solo'', dice Lorenzo Scotto, titolare del bar dei Giovani. ''Era sempre educato, tranquillo. Non si e' mai adirato con qualcuno'', ripete Antonietta Donatore, titolare del market dove andava a fare la spesa. Qualcuno, in piazza, lo dice a bassa voce ''sa qui ci conosciamo tutti''. E raccontano della paura che ''i genitori avevano di lui, forse dovevano farlo internare''. Ma i suoi genitori, ''gente che lavora'', che in America hanno una piccola pizzeria, non l'hanno mai fatto.

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di Redazione
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